La rosa di Paestum

I fiori dei rosai antichi sono piuttosto diversi dalle rose moderne così come siamo abituati a vederle, sia come forma della corolla, sia per il portamento e spesso per le dimensioni importanti dell’arbusto. Si tratta dunque di rose molto speciali, alcune difficili da trovare in commercio, altre semplicemente sconosciute ma che contano una schiera di appassionati impressionante. Giovanna Motta, che la coltiva, ci racconta la storia della rosa damascena bifera, favolosa rosa antica dal profumo inebriante.

Nei cataloghi viene indicata come “Four Seasons”, “Semperflorens” o “Autum Damask” perché è l’unica, fra le rose cosiddette antiche, che rifiorisca in autunno: i Romani la chiamavano infatti damascena bifera proprio perché “portava” una seconda fioritura a distanza di 4 o 5 mesi dalla prima. Ne erano innamorati e la coltivavano intensivamente, facendone un vero e proprio business.

Grandi fruitori del prodotto-rosa, che utilizzavano sìa in cucina che in cosmetica (e come ornamento fine a se stesso), i romani usavano anche metodi di coltivazione che noi oggi possiamo definire, a dir poco, disinvolti. Avevano ereditato, infatti, dal mondo greco, una tecnica rivoluzionaria (per quei tempi), anche se non proprio raccomandabile. Ecco come funzionava.

Poiché geneticamente la pianta è “programmata” da Madre Natura per rifiorire ogni 5 mesi, dopo la seconda fioritura veniva potata abbondantemente (i Greci bruciavano addirittura la parte terminale dello stelo dopo la potatura!), rimessa in ambiente caldo e luminoso (avevano serre rudimentali ma funzionali) e forzata a rifiorire “a tempo”. Ciò portava ad una disponibilità del prodotto-rosa praticamente senza soluzione di continuità, ma a costo molto alto…

Oggi noi siamo (si spera) più rispettosi delle caratteristiche intrinseche dei vegetali cui ci accostiamo: li studiamo, li amiamo, li nutriamo e spesso li coccoliamo come se fossero dei bimbi. E non penseremmo certo di “bruciarli” per costringerli a rifiorire!

La r. damascena bifera, inutile dirlo, ha con se il fascino della sua lunga storia: come tutte le rose ha circa 40 milioni di anni, ed un profumo che incanta. Ne esiste anche una variante bianca e muscosa, meno profumata ma anch’essa di grande bellezza. E non ha bisogno di molto per crescere: microelementi e fosfati in abbondanza (come tutte le rose), terreno ben drenato, molta luce e calore. Soffre un po’ per l’umidità (muffe) e tende ad essere attaccata dal ragnetto rosso: ma è anche molto resistente, testardamente attaccata alla vita ed alla luce del sole… lo stesso antichissimo sole che illuminava le fanciulle che ne raccoglievano le corolle a mazzi per i Riti di Primavera nei templi di Paestum.

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4 risposte a “La rosa di Paestum

  1. grazie per preziosa info, sono appassionata (molte volte sfortunata) delle rose in vaso. Volevo sapere se la qualità della rosa segnalata era coltivabile anche in vaso ed i vivai in piemonte che hanno la varietà in vendita. grazie!

  2. Pingback: La rosa di Paestum

  3. Sarebbe bellissimo, per me, sapere se è possibile acquistare da Voi una pianta di rosa damascena bifera. Nella speranza di leggerVi al più presto invio i miei più cordiali saluti.

    • Molti vivai specializzati in rose hanno in catalogo la Rosa damascena bifera: tra loro, Maurizio Feletig (www.rosebacche.it), Nino Sanremo (www.ninosanremo.com), Vivaio Anna Peyron (www.vivaioannapeyron.com) e tanti altri. Buona “caccia” 😉

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