Arrivano gli “Angeli degli Alberi”

Se fate una ricerca su Internet sui potatori di alberi o “treeworkers”, troverete un sito assai curioso: quello degli “Angeli degli Alberi”. Sono loro i ragazzi, tutti muscoli e cuore, che si prendono cura degli alberi delle nostre città salendo a vertiginose altezze armati solo di corde e carrucole. Attrezzati con tute e strumenti all’avanguardia, questi moderni “boscaioli” portano con loro un approccio totalmente nuovo alla manutenzione dei giganti che vivono nelle nostre inquinate città, basato sul rispetto e la conoscenza approfondita dei meccanismi vegetali. Fiori&Foglie ha intervistato uno di loro, Stefano Lorenzi, treeworker certificato, per capire chi sono gli “Angeli degli Alberi” e chiedergli perché la cronaca ci racconta che gli alberi, in città, cadono

Innanzitutto Stefano, dicci: com’è la situazione degli alberi di Milano?
Milano come patrimonio arboreo è sicuramente ricchissima. Il problema è che si vuole spendere il minimo. E si cerca sempre il risultato nel periodo in cui la giunta è in carica. Peccato che i tempi degli alberi siano molto più lunghi di quelli di una giunta comunale.

Gli alberi cadono a Milano ma soprattutto a Roma, è cronaca di questi giorni. Perché? Cosa sta succedendo?
Dopo che sono accadute quelle tragedie, a Roma hanno subito mandato gente a tagliare tutti i rami sporgenti. Questo creerà, tra 3-5 anni, più problemi di quelli che ci sono adesso. In questi casi ci vogliono interventi non drastici, che alleggeriscano la pianta. Ma il cittadino non capisce queste cose se non è educato: pensa che per potare bene un albero, bisogna riempire un camion di legna. E al politico interessa il consenso. La gente così si sente rassicurata perché hanno potato ma in realtà non hanno neanche un progetto di valutazione della stabilità degli alberi. Torino ha degli agronomi eseguono periodicamente un controllo delle alberate della città. A Roma questo non esiste.

Ma ci sono posti in Italia dove queste cose si fanno?
In Italia la città più attenta alle alberature è Torino. Anche in città come Varese, Bolzano, Merano, Verona, Venezia si fanno queste cose perché si è fatta strada l’arboricoltura, una vera conoscenza dell’albero. In altre città però non è così. A Milano hanno recensito gli alberi monumentali ma non si prendono cura delle alberate comuni, che hanno magari anche esemplari di dimensioni importanti.

A cosa bisognerebbe fare attenzione quando si pianta un albero in città?
Per esempio ci sono leggi che stabiliscono regole per gli scavi nei pressi dei tronchi ma spesso non vengono applicate o non vengono fatti i controlli del caso. I tecnici in genere sono preparati, ma manca la volontà politica. Servono fondi per la ricerca sì ma anche per l’educazione dei cittadini, importante per far capire quali sono gli interventi necessari.

Quindi il problema è chi decide?
Il problema è come si investono i soldi. Quando si fa un viale nuovo, per gli alberi si spende un decimo che per le infrastrutture. Si fa un nuovo parco? Si spendono 3000 euro per una panchina con tutti i bulloni a norma e 100 euro per ogni albero. Dovremmo imparare dai paesi nordici dove prima vengono le piante, poi il resto. A Torino c’è un tecnico che va in vivaio, sceglie lui stesso le piante e rinvia al mittente quelle compromesse. Questo eviterà grandi spese al comune negli anni a seguire, perché sono piante che sicuramente darebbero problemi in futuro.

A Milano sono cadute le foglie già a fine agosto: colpa dell’inquinamento o cosa?
No, non centra l’inquinamento. La cascola (caduta anticipata delle foglie ndr.) è causata da una cattiva gestione dell’albero. Se intorno al piede del tronco, invece di mezzo metro e poi l’asfalto, ci fossero 3 o 4 metri di terreno permeabile, gli alberi riuscirebbero ad assorbire l’acqua e non andrebbero incontro a questo problema, creato dallo squilibrio idrico quando fa troppo caldo.

Ma come si interviene su un albero già adulto in un viale di città?
La potatura non è un intervento necessario se la pianta è sana. Il problema sorge se occupa troppo spazio (ma questo dovrebbe essere valutato a monte!) o se infastidisce la viabilità. Solo in quel caso occorre intervenire, ma nel modo giusto ovviamente. Spesso non è neanche necessario tagliare rami interi. Invece assistiamo ad “orrori” come la capitozzatura, che portano via praticamente quasi tutti i rami lasciando tronconi nudi e brutti.

Perché non va bene la capitozzatura?
Considera che gli alberi sono gli unici organismi che si creano il cibo da soli, con la fotosintesi. La capitozzatura toglie il 70% delle foglie, quindi la loro fonte di cibo. L’albero per vegetare l’anno dopo darà fondo a tutte le sue riserve. Le “cacciate” (i rami nuovi ndr)  saranno fragili e basterà pochissimo per comprometterlo del tutto. Il fatto è che gli alberi sono stupidi: muoiono 3 anni dopo che il danno è stato fatto e magari, conciati come sono, provano anche di ricacciare! E al nord c’è anche il problema della neve…

Già, ma la capitozzatura non aiuta l’albero a caricarsi meno della neve?
Al contrario. L’albero ha una sua struttura con rami che hanno una loro elasticità naturale: questo permette lo scaricamento graduale del peso. La capitozzatura invece irrigidisce la forma e i rami vengono accorciati quindi si riempiono di neve ma non si riescono a scaricarsi. Alla nevicata successiva si rompono. La capitozzatura quindi non serve neanche a quello. Occorre alleggerire la chioma senza compromettere la struttura della pianta. In realtà la vera potatura va incontro alla forma naturale dell’albero, diradando, togliendo il secco, spuntando con i tagli di ritorno che rispettano l’apicalità dei rami.

Secondo te perché tutte queste regole non vengono seguite?
In Italia purtroppo vige l’idea che l’arboricoltura è una teoria. Invece no, è una scienza esatta. Ci sono delle regole ben precise, dei testi dove sono scritte. In molte zone d’Italia l’arboricoltura non attecchisce perché si pensa che la tradizione agricola sia più corretta, e che chiunque sia in grado di potare un albero, ma non è così! Ci sono scuole e corsi che insegnano a fare questo mestiere. La più famosa è la Scuola Agraria del Parco di Monza ma c’è anche la Fondazione Minoprio e naturalmente l’ISA (Associazione Italiana di Arboricoltura) che fa tantissimi corsi di aggiornamento. Uno proprio a dicembre, a Roma, con Claus Mattheck, maestro nella valutazione di stabilità degli alberi. Un tecnico comunale che volesse approfondire non dovrebbe mancare ad un evento simile…!

In effetti. Adesso una curiosità: ma dove viene l’appellativo “Angeli degli Alberi”?
E’ il nome dei tree-workers di Roma. E’ nato per caso. C’ero anch’io. Stavamo a lavorando in una proprietà della curia e un frate ci ha chiesto cosa stessimo facendo. Gli abbiamo detto che curavamo i polmoni della terra, e lui ha esclamato: “Ma allora siete gli Angeli degli Alberi!” e da allora i treeworkers di Roma si chiamano così!

Renzo Piano vuole mettere aceri e magnolie in piazza Duomo. Tu cosa ne pensi?
Il problema è come fanno il lavoro. Le specie vanno bene, non diventano altissime, possono andare. Il problema è la buca d’impianto. Se l’aiuola rialzata è fatta bene, c’è il substrato giusto, e l’irrigazione giusta… Ecco, se mettono un prato sotto gli alberi già non hanno capito niente. Il prato ha bisogno di molta più acqua e questo alla lunga danneggerà l’albero. Poi bisogna vedere di che dimensioni è l’aiuola: non basta la scenografia o le buone intenzioni che poi verranno di sicuro tagliate dai costi. Non ci deve essere solo un architetto a decidere: Piano fa il progetto. Ma poi ci deve essere un agronomo a seguire i lavori. A Varese per esempio hanno affiancato un agronomo che dice sì o no al progettista. Altrimenti saranno le piante ad andarci di mezzo e di conseguenza aumenteranno i costi.

Anche nei giardini privati bisogna stare attenti se si decide di piantare un albero?
Certo, dipende dallo spazio che si ha. Ma in un giardino piccolo dovrò mettere una pianta che non dia problemi con la sua dimensione da adulta. Anche lo spazio dal confine va considerato: meglio usare maggiori distanze di quelle indicate dalla legge, che è assurda: prevede soli 3 metri dal tronco per alberi di prima grandezza (ndr. alti quindi più di 20 metri!) Attenzione anche nei giardini pensili: ci vogliono almeno 60-70cm di terra per poter fare un buon lavoro. E comunque anche lì meglio usare grossi cespugli, più che alberi.

Risorse web
Il sito degli Angeli degli Alberi di Roma: www.treeworkers.it
Il sito della Società Italiana di Arboricoltura: siaitalia.org
Il seminario sulla stabilità dell’albero di Claus Mattheck
Nel sito della città di Torino, la sezione del Verde Pubblico è molto ricca e ben organizzata

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33 risposte a “Arrivano gli “Angeli degli Alberi”

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  2. Bravo Stefano, sei stato chiarissimo e senza peli sulla lingua, sembra incredibile che con la presunta diffusione della conoscenza e della cultura, analfabeti non ce ne sono più, si debba fare così fatica a spiegare cose ovvie, che chiunque potrebbe capire anche solo osservando gli alberi della sua città e se solo si ponesse delle domande. Spero che la tua intervista abbia l’eco e la diffusione dovuta e senzaltro varrebbe la pena di inserirla nel sito della SIA. Un grazie a nome di chi si sgola tutti i giorniper far capire almeno che l’albero è un essere vivente e non un attaccapanni non ancora rifinito.

  3. ciao Stefano bella intevista…in Italia il patrimonio, aree verdi, non è tenuto assolutamente in considerazione! ne da unpunto di vista banalmente estetico, ne funzionale…manca la cultura e la sensibilità…dei cittadini compresi, senza parlare delle amministrazioni !complimeti per la chiarezza…

  4. che dire più che un grazie a tgcom per l’opportunità che a dato a Stefano,e un grazie e un complimenti a stefano per aver detto delle parole sante a nome di tutti gli alboricoltori d’italia.
    p.s. Gli alboricoltori non sono solo “muscoli e cuore” forse io direi “cervello e cuore” comunque grazie grazie e ancora grazie

  5. Quello che racconta l’articolo è chiaro ed interessante. Ancora una volta il patrimonio di tutti noi viene curato adeguatamente. Per fortuna c’è chi con passione e professionalità si impegna a diffondere conoscenza e cultura rispetto alla natura. Di fronte agli alberi capitozzati ho sempre pensato che fossero osceni da vedere, ora imparo per di più che non sono interventi adeguati. Mi chiedo perchè si continui così…

  6. Ottima l’intervista e l’articolo, speriamo che a leggerlo non siamo stati solo noi arboricoltori ma anche qualche assessore comunale….soprattutto con l’arrivo della stagione “calda” della motosega selvaggia!

  7. Bravo Stefano se tutti la penserebbero come noi non avremo mai sti problemi anch’io sono un climber lucano e non immaggini quante povere piante vedo assassinare in questi giorni e quanti ne ho visto in questi anni proprio tre giorni fa ho avuto una discussione con dei colleghi(chiamiamoli colleghi)mi hanno dato dell’incapace perchè ho potato un pino e mi hanno detto che ho tolto pochi rami e ci mettevo troppo tempo alla fine e il bue che chiama cornuto l’asino

  8. Ciao Stefano, grazieper questo sano intervento a favore degli alberi. Continuiamo così! 😉
    Una rettifica sull’origine del nome “Gli Angeli degli Alberi”: è stato creato da me e da Alessandra Vinciguerra nel 2003 prima della Primavera alla Landriana (un’importante fiera del verde dove siamo ormai ospiti fissi e dove facciamo divulgazione di Arboricoltura Moderna all’interno della visita guidata). Continuiamo a divulgare le nuove tecniche dell’Arboricoltura moderna: http://hort.ifas.ufl.edu/woody/
    A presto,
    Marco Garbini

  9. L’atteggiamento dell’italiano medio è: mio padre potava gli alberi così, mio nonno anche, quindi “si fa” così. Un atteggiamento arrogante e superficiale che fa della propria ignoranza una bandiera. Alla faccia degli studi, le ricerche e la mole di informazioni scientifiche che oggi sono alla portata di tutti.

  10. …se hai i capelli lunghissimi…fin oltre le spalle…quando andrai dal parrucchiere..te li farai tagliare a 0 ..come un marines..così..per i prossimi 10 anni non ci vai piu’..e risparmi…e’ questo il concetto di chi vede nell’albero..un COSO che da FASTIDIO,sporca, x cui bisogna sempre raccogliere le foglie,NON fa frutta..e quindi NON SERVE. RAGAZZI.:E’ Una lotta persa..almeno per i prossimi 50 anni..quando le generazioni dal 40 a 70.. saram ..in paradiso; sperando che le nuove leve capiscano..ma anche qui..i futuri giardinieri e manutentori..saran gli attuali operai extracomunitari..che vedono nel capitozzo una pratica comune..inquanto vista per anni dal loro “datore di lavoro”..e quindi da mettere in pratica nella loro attivita’ di artigiano…Io son demoralizzato..quando si parla di potature..rifiuto i lavori se “puzzano” di capitozzatura..ma io son un libero professionista e me lo posso permettere..ma chi ha anche solo 3 dipendenti..per forza di cose deve accettare anche i lavori che nn vorrebbe mai fare..pur di accontentare l’ignoranza del cliente..e tirar avanti la baracca..
    Abbiamo la sfortuna di essere in Italia…tanta storia..tanta cultura..artistica e letterale..ma a 0..se si parla di verde…
    Cmq..un in bocca al lupo a tutti noi..e alle povere piante..inermi difronte alla cattiveria e ignoranza umana.

    Giorgio

  11. Ciao a tutti ,
    complimenti per l’articolo e per gli spunti molto interessanti.
    Non sono un agronomo, ma un semplice tecnico comunale ma conosco vagamente la materia per le varie richieste che mi vengono rivolte dall’utenza per l’abbattimento di alberi pericolosi ovvero per potature sopra le strutture comunali, nonchè per un piccolo appezzamento di ulivi con i quali mi trovo a dover fare i conti tutti gli anni.
    Mi piacerebbe approfondire i temi toccati tipo ” l’apicalità dei rami”, “struttura della pianta” ecc . Potete darmi un titolo di un testo , tra i tanti , per avere le basi della potatura a cui fa riferimento l’articolo?
    Ringrazio anticipatamente.

  12. Bravo Stefano, chiaro ed incisivo! Osservare prima di tutto! le piante hanno delle loro specifiche linee di accrescimento da cui ogni potatura dovrebbe partire e prendere spunto. Potare significa “operare” sulla pianta. Un chirurgo che deve asportare una ciste ossea non amputa l’intero arto ma interviene sullo specifico problema per preservare la funzionalita’ dell’organismo e per le piante e’ uguale. Vanno “lette” nelle loro linee di crescita e “aiutate” ad inserirsi nel contesto in cui sono inserite senza stravolgere la loro struttura altrimenti, specie in ambito urbano, diventano piu’ un pericolo che un aiuto (sia estetico che funzionale!)

  13. Bravo Stefano con chiarezza e lucidità , hai toccato tanti punti dolenti, ci vorrebbe un po più di periodicità per approfondire questo bel argomento.
    a quando la prossima intervista?

  14. ciao a tutti
    nel ringraziarvi per aver letto e commentato l’articolo/intervista rispondo al Sig. Moretti:
    i testi su cui studiare sono molteplici.
    Le consiglio di digitare Alex Shigo su un motore di ricerca e avrà tutti i titoli necessari per avere le basi della moderna arboricoltura.
    Come dicevo nell’intervista il seminario del Proff Mattheck a Roma è molto utile per chi deve decidere se un albero è da abbattere o meno.
    Inoltre tra i link segnalati in fondo all’articolo c’è quello dell’associazione italiana di arboricoltura nel cui sito c’è una vasta sezione download dove si possono scaricare gratuitamente atti del convegno europeo di Torino di arboricoltura del 2008 dove vengono trattati diversi temi riguardanti la gestione dell’albero in ambiente urbano.
    La ringrazio ancora e a presto
    stefano

  15. Potare viene dal latino “putare” <>
    Nella potatura di riduzione della chioma con taglio di ritorno (la tipologia di potatura più necessaria in contesto antropizzato) al momento di ogni taglio è un continuo pensare, supporre ipotizzare quale sarà la risposta dell’albero. 😉
    In base alle continue scoperte dell’Arboricoltura Moderna abbiamno molti più elementi per decidere come e dove tagliare (per esempio nel rispetto di collaere e costolatura del ramo).
    Consiglio a tutti i curiosi il corso di Arboricoltura a distanza della Scuola Agraria del Parco di Monza. Più siamo a saperne di Arboricoltura e più veloce sarà il cambiamento dell’approccio agli alberi in città.

  16. Ciao Stefano,
    grande lucidità e chiarezza.
    Grazie per l’amore per la natura. E’ tempo che la nostra generazione impari che noi umani siamo solo abitanti e non padroni del mondo.
    Insistiamo ognuno nel proprio campo a divulgare la giusta cultura dell’amore e del sapere fare le cose.
    Guarda gli scempi di Via Nomentana a Roma. Poveri alberi.
    Un caro saluto.
    Alessandro

  17. nella mia citta’….quando fanno i progetti di “RIQUALIFICAZIONE” DI UNA PIAZZA O VIALE..SCAVANO ALBERI SECOLARI PER METTERE PIANTUNCOLE..CHE POVERINE..NON DANNO FRESCO NE’ OSSIGENO..E MUOIONO…E VEDO DELLE POTATURE CHE SONO DELLE MUTILAZIONI…IN CITTA’, POI ,PIENE DI MACCHINE E DI SMOG…

  18. complimenti ad entrambi ma….non abbiamo inventato nulla di nuovo.chi da sempre coltiva le piante(e mi riferisco ai frutticultori)non si sognerebbe mai di capitozzare una pianta ma sa fare una selezione accurata dei rami su cui intervenire,purttroppo i platani,tigli,ecc.,non danno frutta percui tagliamoli e togliamoci il fastidio e’questo e’ di solito il pensiero comune.Ancora una volta complimenti e buon lavoro

  19. Grazie Stefano la spiegazione è stata chiarissima e puntuale. Sono sicura che molti di noi non addetti ai lavori debbano leggere questa intervista per cercare di capire meglio che differenza passa tra chi guarda semplicemente un albero e chi lo ama come te…e per quanto riguarda i tecnici degli enti locali concordo assolutamente che dovrebbero partecipare a questi incontri. Dovresti venire a vedere cosa stanno facendo dove lavoro io (che sai dov’è)…mi piacerebbe avere un tuo commento sulla situazione. Complimenti ancora!!!

  20. preciso e importante per il lavoro che stai facendo e oso dire noi tutti nel nostro quotidiano. Arduo, viste le teste !!! che ci circondando, ma la passione e le emozioni portano lontano…un albero alla volta, naturalmente….

  21. Bisogna distinguere cosa fare di un albero.Se pianto una vigna e si sa come potarla, se pianto un ulivo e si sa come potarlo in campagna,in città se si pianta un albero quale funzione occorre farlo fare,produrre un fiore, produrre Co2 non la faccio lunga, è questo il ragionamento razionale che bisogna fare. IO in città suggerirei alberi per esempio Magnolie o calipso,sempre verdi non si potano.Risparmio e faccio bella figura e profumo l’ambiente.

  22. A distanza di 4 anni dall’ultimo commento a questo post, nulla è cambiato, e mi riferisco soprattutto ai comuni, i primi tutori del verde pubblico. Ancora oggi la manutenzione del verde è gestita da personale improvvisato e “tecnici” scandalosi, che non sanno nemmeno come si scrive la parola arboricoltura. Credono che un albero possa subire ogni tipo di tortura senza subire contraccolpi. Li potano senza criterio e quando non riescono più a stare in piedi li abbattono senza pietà, lasciando un vuoto che non sarà mai più colmato.
    Si devono vergognare.

  23. Mi domando come alessandra vinciguerra LAUREATA IN LETTERE! pretenda di parlare di alberi di fronte un biologo botanico o un agronomo o un forestale! Ripeto alessandra vinciguerra ha una laurea in lettere! Alla landriana ci va perche’ amichetta della contessa aldobrandini la proprietaria!!!!! E definire importante una manifestazione, dove vanno perlopiu’ casalinghe MI SEMBRA QYANTOMENO ESAGERATO. Prima parlate di professionalita’ poi UNA INCOMPETENTE DA DENUNCIARE PER ABUSO DI TITOLO, LAUREATA IN LETTERE PRETENDE DI PARLARE DI UNA COSA SERIA COME L’ARBIRICOLTURA PERCHE’ SCHIFOSAMENTE RACCOMANDATA!!!!!! ALESSANDRA VINCIGUERRA NON SAPREBBE DISTINGURE UN CIPRESSO DA UN PALO DELLA LUCE ELETTRICA! POVERO ALEX SHIGO BIOLOGO E FONDATORE DELL’ARBORICOLTURA E DENDROLOGIA MODERNA!

  24. Senti, piccola persona meschina rigurgitante gelosia e odio, firmati con nome e cognome ed abbi il coraggio di guardarmi in faccia quando spari le tue accuse grondanti invidia e malevolenza. Non ho mai abusato di nessun titolo, non ho mai esercitato abusivamente alcuna professione e ti assicuro che nella posizione in cui sono, se lo avessi fatto sarei stata denunciata in un minuto. Vienimi a sfidare in faccia, idiota, e vediamo chi conosce più piante; altrimenti, fai un favore all’umanità, torna nel buco di fogna dalla quale sei strisciato fuori per scrivere le tue piccineria.

  25. Ti metto in mutande in 10 secondi sulle piante CAPRA!!!! NON CI CAPISCI NIENTE DA SEMPRE RACCOMANDATA! DIFRONTE A PIGNATTI, FERRARI, BOTANICI VERI TI DEVI DEFILARE SPARIRE! VAI A GIOCARE CON I NOBILI

  26. E comunque, complimenti all’autore dell’articolo, ottimo taglio e qualita’ che chiarisce decisamente che di flora e alberi (nello specifico), se ne devono occupare solo i professionisti, ovvero botanici, forestali e agronomi e tecnici del tree climbing! Gli altri se ne stiano in silenzio a giocare con altro! Legge 6, comma 6, regolamento del verde URBANO DICE: I PROFESSIONISTI CHE SONO RESPONSABILI DELLO STATO DI SALUTE DI UN ALBERO E UN UMPIANTO VEGETAZIONALE SONO IL Dr Scienze biologiche, Dr Scienze naturali, Dr Scienze agrarie, Dr Scienze forestali, l’agrotecnico e il perito agrario ! Il resto e’ solo abuso! Questa e’ LEGGE!!!!!!

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