Nagoya, vertice Onu sull’ambiente: tutela il 17% delle aree della terra e il 10% degli oceani

A quasi un anno dalla delusione di Copenaghen sul riscaldamento globale, la decima conferenza della Convezione Onu sulla biodiversità (Cop10) di Nagoya produce un accordo senza precedenti sulla tutela ambientale avendo per riferimento la protezione di biodiversità ed ecosistemi, con la condivisione più equa dei benefici tra Paesi avanzati e in via di sviluppo. I 193 delegati hanno concordato di lavorare alla protezione di almeno il 17% delle aree di terra e il 10% degli oceani per il 2020: obiettivi meno ambiziosi nel confronto con le ipotesi auspicate ma che rappresentano un ottimo punto di partenza per il vertice di Cancun che tra un mese circa sarà chiamato a discutere lo schema post-Kyoto.

Allo stesso tempo, la presidenza giapponese ha fatto sapere che gli Stati hanno concordato i contenuti del protocollo vincolante sulla “condivisione equa dei benefici” legati all’utilizzo delle risorse genetiche di animali, piante e microrganismi, che era uno dei punti più controversi in esame e che potrebbe far affluire miliardi di dollari alle nazioni in via di sviluppo. Il protocollo sulla ripartizione dei vantaggi derivanti dal patrimonio genetico (Abs), con le applicazioni possibili da parte delle indutrie farmaceutiche e della cosmesi, è stato fondamentale per fare i necessari passi avanti nelle complesse trattative che hanno visto i Paesi in via di sviluppo reclamare da anni una netta inversione di tendenza. Sul tema, il Brasile, che concentra nel bacino amazzonico il 10% delle specie conosciute al mondo, ha posto la condizione prioritaria di un accordo equo sulle risorse, in termini d’accesso e condivisione.

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