Greenpeace contro la carta igenica che uccide gli alberi

Carta igienica, rotoloni, tovaglioli e fazzoletti usa e getta stanno “pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del pianeta”. La denuncia è di Greenpeace, che in questi giorni ha distribuito di fronte ai supermercati di più di 20 città italiane “Foreste a rotoli”, la nuova guida verde per l’acquisto responsabile di carta igienica e fazzoletti.

Gruppi di volontari – alcuni travestiti da oranghi – hanno posizionato in strada anche dei water, contenenti ciascuno un piccolo albero, simbolo delle piante tagliate per fabbricare prodotti come la carta igienica. Negli ultimi anni, infatti, la richiesta di polpa di cellulosa per la produzione di carta, sottolinea l’associazione in una nota, ”sta pericolosamente accelerando la distruzione degli ultimi polmoni del pianeta, minacciati dall’irresponsabilità di aziende come Asia Pulp and Paper (APP) e dai loro clienti”.

Tra le carte igieniche valutate nella guida “Foreste a rotoli” sono solo cinque i prodotti riciclati al 100%: Coop Vivi Verde, Grazie Lucart, Esselunga Riciclata, Carrefour Ecoplanet e AS. Prima di acquistare, però, si deve fare attenzione al nome completo del prodotto. E i peggiori? Nella fascia rossa i prodotti di Auchan, Sma e Pam.

“E’ assurdo che in fazzoletti e carta igienica, usati solo una volta e poi buttati nel cestino e nel wc, si nasconda carta pericolosa. Con la nostra guida – afferma Chiara Campione, responsabile campagna Foreste di Greenpeace – diamo ai consumatori uno strumento in più per fare acquisti responsabili, evitando di acquistare pezzi di preziose foreste pluviali”.

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2 risposte a “Greenpeace contro la carta igenica che uccide gli alberi

  1. Greenpeace è parte coinvolta nelle certificazioni forestali, favorisce un marchio proprio e distrugge i concorrenti! Così facendo altera il mercato, quando ancora solo il 10% delle foreste è certificato.
    L’iniziativa di Greenpeace è apparentemente destinata ad aumentare la sensibilità del mondo industriale verso l’uso consapevole della fibra di cellulosa e del riciclato, ma in realtà è un enorme spot pubblicitario verso lo schema di certificazione FSC e uno strumento per indirizzare il mercato attraverso la disinformazione al consumatore e il ricatto verso le industrie della carta.
    Utilizzando la propria notorietà acquisita attraverso operazioni spettacolari contro baleniere e centrali nucleari, questa organizzazione ambientalista perde la propria autorevolezza di organizzazione a favore dell’ambiente entrando a pié pari nel mercato usando mezzi subdoli e mistificazione delle informazioni. Infatti al mondo esistono due schemi internazionali di certificazione dell’origine sostenibile della cellulosa e della carta riciclata: una è quella dentro cui opera e svolge attività Greenpeace (cioè FSC), l’altra è PEFC, quella che, se posseduta dalle industrie della carta nella classifica mistificatoria dei buoni e dei cattivi, ha ricevuto i voti peggiori.
    In poche parole, con l’ecoguida si fa credere che i migliori siano quelli che hanno il marchio FSC, sbattendo agli ultimi posti quelle aziende che, pur utilizzando fibra certificata per l’origine sostenibile, non hanno il marchio da loro promosso ma l’alternativo PEFC.
    I fatti sono che FSC e PEFC sono riconosciuti dal Parlamento Europeo essere uguali “a fornire garanzia al consumatore che i prodotti certificati a base di legno e carta derivino da gestione forestale sostenibile che tenga conto del ruolo multifunzionale delle foreste”, riconoscimento ottenuto anche dalle politiche di acquisti verdi di Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e altre ancora, senza alcuna eccezione. Nella stessa Italia, che ha normato il valore ecologico premiante delle risme di carta da fotocopia con fibra certificata per l’origine sostenibile, PEFC o FSC sono valutate in maniera equivalente dal Ministero per l’Ambiente (con il Dm n. 111/09), associandosi a dichiarazioni sul tema da parte dell’Associazione degli Industriali della Carta (Assocarta) e del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali (CONAF).
    Purtroppo, in maniera parziale e assolutamente autoreferenziale, Greenpeace si è elevato sopra centinaia di tecnici e di agenzie governative che svolgono istituzionalmente il compito di valutare la validità degli schemi di certificazione, alterando le informazioni e fornendo la percezione che uno schema sia migliore dell’altro.
    La cosa sconvolgente è che purtroppo SOLO il 10% delle foreste nel mondo sono certificate (1/3 FSC e 2/3 PEFC), quindi c’è ancora tantissimo da fare a favore della difesa dell’ambiente. Sono ancora poche le aziende virtuose che scelgono i propri fornitori con fibra proveniente da boschi certificati e invece Greenpeace fa di tutto per promuovere il proprio schema, dimostrandosi più interessato al mercato che alle foreste.
    Mi auguro che questo mio messaggio faccia aprire gli occhi, anche a chi da visibilità a queste iniziative senza “ponderare” o filtrare i comunicati!
    Antonio Brunori

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