Se il kiwi deve andare a farsi una risonanza

Ieri per caso avete fatto spesa e vi serviva la frutta fresca? Comprata, lavata e assaggiata: che delusione, quel kiwi così bello da vedere aveva proprio un sapore cattivo! Beh, può darsi che questo inconveniente un domani sarà ben più raro. Il rimedio? Il vostro kiwi, prima di finire nel carrello, farà una risonanza magnetica. Sì, proprio quella che ci prescrive il medico quando abbiamo alcuni problemi di salute impossibili da individuare in altro modo. E grazie ai raggi x, si potrà vedere se al suo interno la polpa presenta “difetti” che potrebbero indicare anomalie o marciumi. Insomma, non si giudicherà più un kiwi solo dalla buccia, ma si potrà valutare la sua qualità “da dentro”, prima che finisca sul banco del fresco al supermercato.

La proposta, battezzata Progetto Imaging, riportata su Agronotizie è stata presentata in questi giorni al Centro di ricerca e sperimentazione per l’ortofrutticoltura piemontese e si basa sul presupposto che i tessuti della polpa di ortaggi e frutti reagiscono diversamente all’azione del campo magnetico rispondendo con segnali differenti. Questo effetto è dovuto alla quantità d’acqua che contengono: a seconda delle condizioni del tessuto, le molecole d’acqua si muovono infatti a velocità diverse.

In questo modo, con una proficua alleanza tra tecnologia e agricoltura, potranno essere scoperte, con una semplice fotografia della struttura interna, patologie o anomalie che rovinano aspetto, ma soprattutto sapore, di frutta e verdura che portiamo in tavola.

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