Le piante? E’ provato: vicine si “parlano” e crescono meglio

Da vecchia convinzione della nonna a verità scientifica: le piante soffrono di solitudine e crescono meglio quando sono in compagnia. L’ha provato un nuovo studio condotto da Monica Gagliano e Michael Renton della University of Western Australia che ha dimostrato che le piante che ‘chiacchierano’ tra loro incrementano e migliorano la germinazione dei semi, anche quando vengono eliminate diverse vie di comunicazione come il contatto e i segnali chimici. Un regola che è stata testata su due piantine da orto: dei semi di peperoncino piantati accanto alla pianta “amica” di basilico.

Gli studiosi hanno analizzato i tassi di crescita dei semi di peperoncino (Capsicum annuum) in presenza o in assenza di altre piante di peperoncino e del basilico (Ocimum basilicum). In assenza di piante vicine, i tassi di germinazione sono risultati molto bassi ma quando il peperoncino è stato messo in condizione di comunicare con le altre specie vegetali ha aumentato le percentuali di germinazione. Un aumento che si è verificato anche quando sono stati inibiti contatti e comunicazioni luminose o chimiche tra le piante attraverso teli di plastica neri. Il segreto di questa comunicazione tra piante, affermano i ricercatori dello studio descritto su BMC Ecology, è tutto nelle vibrazioni a livello cellulare, nello specifico nei segnali acustici generati dalle oscillazioni nanomeccaniche provenienti dall’interno delle cellule che permettono una rapida “conversazione” tra le specie vicine.

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Una risposta a “Le piante? E’ provato: vicine si “parlano” e crescono meglio

  1. Interessante articolo e argomento,
    Vi lascio anche questo contributo al riguardo
    Buona lettura
    LE PIANTE COMUNICANO
    Quando regaliamo un fiore vogliamo esprimere qualcosa, ma non siamo gli unici a farlo, anche le piante comunicano tra loro, le piante parlano! Ma cosa si diranno?

    Il primo ad averci visto lungo è stato il biologo Charles Darwin, padre della teoria dell’evoluzione che nel 1880 aveva ipotizzato che le piante avessero un cervello, che si trovava sottoterra. Le piante hanno quindi il loro “cervello” nelle radici, nella parte che noi non vediamo e grazie a questo le piante comunicano tra loro, possono cercare acqua, esplorare l’ambiente circostante e captare i pericoli.

    Secondo uno dei primi studi, compiuti nel 1997, da Suzanne Simard dell’University of British Columbia a Vancouver, si dimostrò che il Pino dell’Oregon e la Betulla bianca possono scambiarsi il carbonio attraverso i miceli e che gli alberi più anziani aiutino quelli più giovani usando la rete di miceti. Dopo più di un decennio ciò che dimostrò Simard fu giusto, infatti, sotto i nostri piedi c’è una fitta rete di collegamenti, una vera e propria linea metropolitana, che consente alle piante di comunicare e aiutarsi tra loro. Le piante comunicano perché questi collegamenti sono possibili grazie ai sopracitati miceli, fili sottilissimi del corpo del fungo, questi fili collegano le radici di diverse piante che quindi riescono a trasmettersi informazioni. Nel XIX secolo il biologo tedesco Albert Bernard Frank coniò il termine micorrizie, per descrivere il collegamento esistente tra i funghi e le radici delle piante, oggi sappiamo che circa il 90% delle piante ha simbiosi micorrizziche con i funghi, tra loro infatti c’è un rapporto reciproco, le piante trasmettono cibo sotto forma di carboidrati ai funghi e i funghi aiutano le piante a prendere l’acqua. I funghi aiutano le piante in quanto una volta colonizzata innesca la produzione di sostanze chimiche atte alla difesa.

    Nel 2008 si è scoperto inoltre, che le microspie collegano fra loro anche piante molto distanti, funziona proprio come Internet, mette in collegamento tra loro persone completamente lontane geograficamente. Gli studi sono nettamente migliorati nel tempo, infatti, nel 2010, dopo aver appurato che le piante comunicano Ren Sen Zeng della South China Agricoltura University di Guangzhou, ha scoperto che le piante attaccate da funghi parassiti, rilasciano segnali chimici e i miceli avvertono le altre piante vicine del pericolo: il team di ricercatori ha fatto crescere delle piante di pomodoro in coppia all’interno di vasi, una volta formata la rete di miceli, le foglie di una pianta per ogni coppia sono state cosparse con un fungo che ne causa il deperimento precoce; sono stati utilizzati sacchetti di plastica per prevenire qualsiasi segnalazione chimica fuori terra tra le piante; dopo 65 ore il ricercatore ha cercato di infettare il secondo individuo di ogni coppia ma quando questi erano connessi ai miceli le piante erano meno inclini ad ammalarsi. Tre anni dopo lo studioso David Johnson dell’Università di Aberdeen ha scoperto che ciò accade anche alle piante di fava, che proprio come i pomodori rilevano il pericolo e avvertono i loro “amici”.

    Ma le piante non solo comunicano, possono anche rubare al proprio “amico” la clorofilla che non riescono a produrre per compiere la fotosintesi o il carbonio, come le orchidee fantasma che lo rubano agli alberi vicini tramite il micelio di funghi ai quali entrambi sono collegati.

    Ciò è stato scoperto sul finire degli anni Novanta e, solo nel 2009, il regista James Cameron ha portato questa scoperta sul grande schermo con il film “Avatar”, un mondo primordiale dove le piante comunicano perché collegate tra loro attraverso una rete naturale.

    Nel 2012 un nuovo studio della University of Western Australia, pubblicato su Trends in Plant Science, è stato curato anche da un italiano, il fisiologo vegetale Stefano Mancuso direttore del Laboratorio di Neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze. La neurobiologia vegetale è una scienza nata recentemente, e Stefano Mancuso è proprio uno dei fondatori. Questa disciplina studia i segnali e la comunicazione nelle piante a tutti i livelli di organizzazione biologica dalla singola molecola alle comunità ecologiche. Grazie a questi studi si è scoperto che in ciascun apice radicale (ovvero la punta delle radici) c’è una zona, detta di transizione, le cui cellule hanno caratteristiche neuroni, mettono in atto una trasmissione sintetica identica a quella dei tessuti neurali animali. L’impulso scorre nel cervello della pianta attraverso molecole, i neurotrasmettitori, molto simili a quelli con cui comunicano i neuroni animali. Le piante comunicano tra loro e hanno un cervello, sono come noi?

    Fonte: http://www.meteoweb.eu/2013/05/scienza-le-piante-comunicano-grazie-a-una-rete-sotterranea-e-si-avvertono-dellarrivo-di-varie-minacce/202637/

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