La proposta: sgravi fiscali per i giardini storici privati

Un regime fiscale più favorevole per “alleggerire” i costi dei giardini storici, che sono importanti non solo per i privati che li gestiscono ma per l’intero paese, in quanto beni culturali nazionali. E’ questa la proposta di Ludovico Ortona, presidente dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia (APGI), al suo primo convegno nazionale ieri, lunedì 14 ottobre, promosso in collaborazione con Arcus e Associazione Civita al Museo Maxxi di Roma. “A metà tra artificio e natura – esordisce il ministro dei beni culturali e del turismo Massimo Bray – ogni giardino storico è una vera architettura del paesaggio, un’eccezionale ricchezza che va curata e tutelata, altrimenti si rischia diventi subalterna al resto del patrimonio”.

“Oggi l’Italia gode di 5mila ville e giardini oggetto di tutela del Ministero, molti sono privati e molti sono andati perduti negli ultimi cento anni. Occorre consapevolezza e partecipazione a partire dai proprietari. Andrebbe regolamentata l’armonia architettonica nell’inserimento di nuovi elementi e forse anche ripensati i centri storici delle città, rivalutando la passione per i giardini, che sono veicolo di valori positivi come la socializzazione, integrazione, condivisione e responsabilizzazione verso un bene comune“.

Ma quanti sono i parchi e giardini d’Italia? Censirli tutti, d’intesa con il protocollo di collaborazione con il Mibac, è il primo obiettivo dell’APGI, che tra gli altri, raccoglie anche il Fondo Ambiente Italiano, il Touring club italiano, l’Associazione dimore storiche italiane, i Garden Club d’Italia, la Fondazione Ente Ville Vesuviane e l’Istituto Ville Tuscolane. “L’Italia – spiega il presidente dell’APGI Ortona – è in ritardo rispetto a paesi come Francia e Portogallo. Oltre al censimento nazionale conoscitivo, puntiamo sulla formazione del personale, intensificando anche le attività delle Regioni, e a sgravi fiscali per la manutenzione dei giardini dei privati“. Una misura, commenta a margine Bray, per la quale “dobbiamo stare attenti alla compatibilità con le politiche del ministro Saccomanni. Ma che, certo, aiuterebbe molto”.

Oltre al portale www.apgi.it, dove sarà disponibile un motore di ricerca per Regione che mostrerà le schede di tutti i parchi e i giardini censiti nel Belpaese, l’Associazione rappresenterà poi l’Italia nel progetto Parks and Gardens of Europe, finalizzato allo scambio di esperienze e informazioni a livello comunitario.

Ma se ancora non hanno un numero, i parchi d’Italia di certo soffrono dei tagli. “Nel 2013 – spiega Vincenzo Cazzato, professore di Storia dell’architettura dell’Università del Salento e membro del comitato scientifico dell’APGI – il Mibac ha stanziato un milione e 700 mila euro per parchi e giardini demaniali e un milione e 600 mila per il settore antichità e verde delle aree archeologiche”, con tagli che, ad esempio, hanno ridotto i fondi per Villa Pisani a Stra (Ve) “dai 100 mila euro del 2005 ai 50 mila del 2013, con conseguenze come la manutenzione non più garantita, eventi diminuiti e la piralide del bosso ad aggredire il celebre labirinto”. Non meglio la situazione del personale. “Alla fine degli anni ’80 – dice Cazzato – al ministero si contavano 270 addetti. Di questi solo 119 sono ancora in servizio, con un’età tra i 50 e i 60 anni, e solo il 54% ha una funzione coerente con la propria specializzazione”. Una situazione in controtendenza con la “forte domanda di condivisione di bellezza e fruizione dello spazio pubblico” – commenta Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi – Quello dei giardinieri è un settore di occupazione ‘buona’, che potrebbe portare sviluppo. E ‘prendersi cura’ del paese può essere una chiave di volta per uscire da questa fase un po’ di depressione”.

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