La strage degli ulivi millenari

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Evocativi, simbolici, affascinanti: sono le qualità che tradizione e cultura del nostro paese riconosce agli alberi di ulivo, in particolare a quelli annosi. Tanto che proprio i loro tronchi contorti lavorati dal tempo sono diventati preziosa scultura vegetale, oggetto di desiderio anche in giardini e parchi dove mai sceglierebbero di nascere: coccolati e vezzeggiati a caro prezzo. Invece lì dove sono di casa, in Puglia, nel secco e nel sole abbagliante dei campi del Salento, rischiano l’abbattimento a causa di un batterio, la Xylella fastidiosa, trasmesso da un insetto, che blocca i vasi linfatici della pianta causando il disseccamento progressivo della chioma: l’albero, non più in grado di nutrirsi, lentamente muore. E per ora, non si è trovata una cura.

Ufficializzata la minaccia nel 2013, solo ora il clamore si è levato in merito alla silenziosa strage degli ulivi italiani, che sempre più mette in ginocchio le aziende agricole della zona di Oria ma minaccia di propagarsi come un incendio. I padroni degli ulivi invocano lo stato di calamità e chiedono che le istituzioni si muovano. E arriva il provvedimento di emergenza: abbattimento gli alberi malati, si parla di 35mila piante. Gli agricoltori non ci stanno – gli ulivi non sono solo vegetali, sono storia delle famiglie e della terra, eredità di generazioni – e si appellano alla giustizia: che dà loro ragione e sospende i tagli. Dopotutto non si sa ancora abbastanza del batterio, l’azione potrebbe essere troppo drastica, si medita al Tar. Gli ulivi malati, sfigurati da una X rossa sui tronchi, per ora rimangono al loro posto.

La Francia però recepisce al volo l’allarme e si spaventa: teme che il batterio potrebbe attaccare non solo i suoi ulivi, ma anche le preziose viti. Detto fatto, esce il bando: vietata l’importazione in suolo francese di piante vive provenienti dalla Puglia appartenenti a 102 specie vegetali a rischio. Grande rabbia italiana – anche per paura dell’effetto domino su Spagna, Portogallo e Grecia, ma i francesi rispondono che intanto che non si trova una soluzione all’epidemia, loro devono pur proteggersi. Subito scatta sui social network la campagna #iononcomproMadeinFrance, ma la Ue risponde che i Francesi hanno ragione: stanno solo rispettando il principio di precauzione. E non è la sola: anche le stesse regioni italiane temono il “contagio”: in Sardegna stanno già pensando di chiudere i porti agli ulivi pugliesi.

La prossima riunione del Comitato permanente Ue per la salute delle piante si terrà il 27 e 28 aprile: dovrebbe presentare le nuove misure europee a cui anche la Francia dovrà adeguarsi. Intanto la ricerca per trovare un rimedio contro la Xylella va avanti. E gli ulivi, immobili, aspettano.

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