Possiamo ferire gli alberi? E come si curano?

Molte persone si chiedono spesso se un albero si possa ferire, proprio come succede ad un essere umano. La risposta è senz’altro “sì” e purtroppo a volte la lesione la infliggiamo noi con le nostre attività quotidiane. Con una differenza fondamentale: gli alberi non possono cicatrizzare le ferite. Questo concetto può risultare difficile da comprendere, ma Stefano Lorenzi, arboricoltore professionista certificato, in questa sua rubrica “I segreti degli alberi” su Fiori&Foglie, ci aiuterà a capire quali possano essere le conseguenze di una lesione, anche piccola, inferta ad un albero.

Dunque come reagisce un albero ad una ferita?
La parola giusta è: con la “compartimentazione”. Questo termine a prima vista può risultare complicato ma, se ci pensiamo, rende bene l’idea. Come ha scoperto e spiegato il grande studioso di alberi americano Dr Alex Shigo nella “Teoria del Codit”, gli alberi feriti attivano 4 barriere che hanno l’intento, in lotta contro il tempo e i patogeni, di “confinare” i danni da lesione in uno spazio il più ridotto possibile. In altre parole la ferita non viene “rigenerata”, ma solo coperta, limitata. L’albero non è in grado di ricreare nuovi tessuti che vadano a sostituire quelli danneggiati, ma può produrne di nuovi per ricoprire la lesione isolandola dall’esterno. La lesione è dunque permanente.

ALBERI E AUTO
Questo è fondamentale per farci comprendere quanta attenzione dobbiamo porre quando ci avviciniamo ad un albero, specialmente se molto giovane. Ad esempio se urtiamo con l’auto in manovra un giovane alberello in un parcheggio, possiamo comprometterlo per sempre. E’ vero che essendo giovane, la reazione della pianta sarà più vigorosa e veloce, ma è altrettanto vero che tale ferita rimarrà presente per tutta la sua esistenza. Altra considerazione che bisogna fare è che appena la ferita viene inflitta, viene subito attaccata (nelle giuste condizioni di temperatura) da agenti patogeni e se l’attacco dei funghi che si nutrono di legno ha successo, l’albero rischia di non sopravvivere. Non aiutano, anzi peggiorano la situazione, i cosiddetti mastici cicatrizzanti, poiché mantengono alto il livello di umidità sulla superficie della ferita favorendo così l’azione dei funghi. Se l’albero supera il trauma, il risultato sarà, nel migliore dei casi, una cavità piccola o grande che costituirà comunque un punto di rottura e debolezza nella sua struttura.

I MESI PER POTARE
Anche questo dato ci deve far riflettere: le ferite che volontariamente (per esempio a causa di un’errata potatura) o involontariamente infliggiamo ad un albero, innescano una catena di conseguenze che a distanza di anni si possono rivelare determinanti per la sicurezza e la stabilità dell’albero in oggetto. Questo non deve farci pensare che gli alberi non vadano potati o gestiti, ma dobbiamo assimilare il concetto che la potatura è comunque un danno: per ridurlo, occorre farla correttamente e nei periodi giusti dell’anno, evitando assolutamente capitozzature o tagli troppo grossi. Le potature vanno evitate a marzo /aprile/maggio, per la delicatezza dei processi in atto, e ad ottobre perché gli alberi in questo mese immagazzinano le ultime energie prima di perdere le foglie e i funghi, grazie alle temperature ancora abbastanza alte, sono ancora molto aggressivi.

SCAVI E RADICI
Altra cosa su cui va posta molta attenzione è che tutto quanto detto sopra vale anche per le radici. Ebbene sì, le radici si comportano esattamente come la parte aerea dell’albero e quindi vanno trattate con la stessa cura. In particolare occorre massima attenzione quando si fanno scavi in prossimità degli alberi. Fortunatamente la tecnologia ormai offre molte soluzioni per danneggiare il meno possibile le radici: scavi ad aria, protezioni radicali, tecniche di trapianto ecc.

Quindi la prossima volta che ci avviciniamo ad un albero, proviamo a riflettere su come per lui una ferita, anche piccola, sia perenne e poniamo la giusta cautela.

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