L’Italia brucia e intanto i boschi di faggi diventano Patrimonio dell’Umanità

L’Italia brucia in quest’estate di incendi, e intanto l’Unesco riconosce le nostre meravigliose faggete come Patrimonio dell’Umanità. Si tratta di 10 boschi di faggi su oltre 2mila ettari dalla Toscana alla Calabria che ospitano piante secolari e che si uniscono alle faggete di altri 12 paesi europei. E in tempi di roghi che infuriano con le loro immagini distruttive nei servizi dei tg, non è dire poco: significa che una ricchezza italiana riconosciuta nel mondo corre il rischio di andare letteralmente in fumo.

Eh sì, perché gli incendi non scoppiano da soli: l’autocombustione non è di sicuro un fenomeno comune. Non è il caldo il responsabile delle fiamme, ma la mano dolosa dell’uomo. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a Radio anch’io su Rai Radio 1 dichiara stamane, a proposito dei piromani sul Vesuvio: “Io queste persone voglio prenderle, abbiamo un impianto legislativo oggi forte: chi dà fuoco a un parco rischia vent’anni di carcere e io voglio che facciano vent’anni di carcere”.

Quasi tutte le faggete italiane fanno parte di parchi naturali, come quelle che si trovano sull’Appennino tosco-romagnolo e che fanno parte della riserva di Sasso Fratino, nel Parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna. Scendendo nel Lazio, la provincia di Viterbo ospita ben due faggete secolari: quella del Monte Cimino, a Soriano del Cimino, e quella del Monte Raschio, nel Parco naturale di Bracciano-Martignano. Tra le altre faggete secolari riconosciute Patrimonio dell’Umanità ci sono quelle del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e, in Puglia, quelle della Foresta Umbra, con piante alte fino a 50 metri che si trovano nel cuore del Parco nazionale del Gargano. Tra Basilicata e Calabria c’è la Foresta vetusta di Cozzo Ferriero del Parco nazionale del Pollino, che si estende per circa 70 ettari, con alberi vecchi di 4 secoli.

I boschi svolgono funzioni vitali per la vita umana e animale: mitigano il clima attenuando la calura e con la loro presenza influenzano il ciclo dell’acqua captando le piogge. E le faggete sono preziose: i faggi infatti sono alberi imponenti capaci di vivere centinaia di anni acquisendo straordinaria bellezza e creando paesaggi incantati. Con l’arrivo dell’autunno le faggete brillano di foglie dalle tinte dorate e camminare sul tappeto di morbide foglie nel silenzio dei sentieri sfiorando tronchi che hanno visto tanta storia è un’esperienza emotiva che di certo non si dimentica. Un’autentica ricchezza naturale che merita tutela e attenzione.

Il pregiato riconoscimento delle faggete italiane, stimolato 10 anni fa da Ucraina e Slovenia e portato avanti dall’organo consultivo dell’Unesco, l’Unione Internazionale per la conservazione della natura (Iucn), non è semplicemente un’etichetta: ha anche un risvolto pratico. Le faggete dei 12 paesi tra cui Germania, Ungheria, Albania, Austria, Belgio, Romania, Italia e Spagna costituiscono ad oggi un sito diffuso che dovrà coordinarsi per gestire queste importanti aree boschive.

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