150 milioni di euro per gli orti urbani in Lombardia

Stanziati dalla Regione Lombardia 150 milioni di euro per gli orti urbani del 2020. La delibera, approvata alla fine dello scorso anno, dovrebbe concretizzarsi presto nella pubblicazione del bando. La Regione così riconferma, come con il precedente bando in vigore nel 2019, la volontà di promuovere gli orti in città, anche didattici e collettivi, come strumenti utili a “diffondere la cultura del verde e dell’agricoltura, sensibilizzare le famiglie e gli studenti sull’importanza di un’alimentazione sana ed equilibrata, divulgare tecniche di agricoltura sostenibile, riqualificare aree abbandonate, favorire l’aggregazione sociale, nonché lo sviluppo di piccole autosufficienze alimentari per le famiglie”.

La spinta sull’agricoltura urbana in Regione si deve in particolare alla determinazione dell’Assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi, che segue così la linea delle grandi città europee dove gli orti urbani sono un fenomeno in netta crescita negli ultimi anni. E gli studi pubblicati sul tema confermano il ruolo attivo e positivo, nella psiche come nell’aspetto sociale, di poter coltivare un piccolo pezzetto di terra nelle ore dopo il lavoro e nel fine settimana. 

Nel 2019 la Regione Lombardia ha finanziato in totale ben 92 progetti. “Crediamo molto in questa iniziativa – ha dichiarato Rolfi – anche perché la Lombardia è la prima regione agricola d’Italia e dobbiamo puntare sempre di più su questo settore”. Una voce necessaria, quella delle grandi istituzioni, che può agevolare la diffusione di piccole comunità di ortisti, riuniti in associazioni, che bussano alle porte dei comuni alla ricerca di spazi e servizi.

Peraltro il “polso” della voglia di autoproduzione degli italiani viene fotografato anche dall’indagine di Facile.it, secondo il quale nel 2019 circa 11,3 milioni di italiani (il 25% dei rispondenti) hanno dichiarato di aver coltivato direttamente in casa frutti o ortaggi. Il nuovo “contadino urbano” è preferibilmente donna e, a sorpresa, giovane: il 33% dei coltivatori di città rientra nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 24 anni.

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