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	<title>Fiori &#38; Foglie</title>
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	<description>Blog di cultura verde</description>
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		<title>Scoperta la Pompei vegetale</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo appena parlato della &#8220;resurrezione&#8221; di un fiore estinto, che subito arriva una notizia di portata ancora maggiore: stavolta coinvolge una foresta intera. E&#8217; la Pompei vegetale, un&#8217;antica foresta di 300 milioni di anni fa, nel cuore della Mongolia che, come la città vesuviana, è stata sepolta da un&#8217;eruzione vulcanica. Tronchi, rami e foglie sono dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12976" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/fossile_felce250.jpg" alt="fossile felce250 Scoperta la Pompei vegetale" width="250" height="378" title="Scoperta la Pompei vegetale" />Abbiamo appena parlato della &#8220;resurrezione&#8221; di <a href="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/2012/02/21/un-fiore-resuscitato-dalla-preistoria-mangiamocelo/">un fiore estinto</a>, che subito arriva una notizia di portata ancora maggiore: stavolta coinvolge una foresta intera. E&#8217; la <strong>Pompei vegetale</strong>, <strong>un&#8217;antica foresta di 300 milioni di anni fa</strong>, nel cuore della Mongolia che, come la città vesuviana, è stata <strong>sepolta da un&#8217;eruzione vulcanica</strong>. Tronchi, rami e foglie sono dunque stati rinvenuti intatti, esattamente come erano al momento della morte delle piante.</p>
<p>La scoperta, annunciata <a href="http://www.pnas.org/content/early/2012/02/14/1115076109.full.pdf+html" target="_blank">sulla rivista dell&#8217;Accademia delle Scienze degli Stati Uniti</a> (Pnas), si deve a un gruppo internazionale coordinato da Jun Wang, dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze. Secondo gli autori <strong>la foresta fossile</strong> potrebbe aiutare a comprendere gli antichi ecosistemi con le specie vegetali estinte che la popolavano e persino gli effetti dei cambiamenti climatici sulla vegetazione attuale. <span id="more-12974"></span></p>
<p>Grazie ai fossili i ricercatori sono riusciti a ricostruire circa <strong>mille metri quadrati della foresta</strong>. Il sito, sottolineano gli autori dello studio, è unico in quanto fornisce una sorta di fotografia istantanea dell&#8217;antica foresta perché <strong>la cenere vulcanica ha coperto la vegetazione nel corso di pochi giorni</strong> e le piante sono state conservate come sono cadute, in molti casi, nei luoghi esatti in cui sono cresciute. Sono stati identificati sei gruppi di piante, tra cui conifere e felci e una specie estinta di piccoli alberi chiamati &#8220;noeggeratiali&#8221;. La foresta era costituita da piante più basse come le <strong>felci arboree</strong>, che costituivano una sorta di primo livello della foresta, e da alberi alti fino a 24 metri come la <strong>Sigillaria</strong>, un curioso albero primitivo ora estinto dal fusto sottile e dalla chioma formata da pochi rami, e la <strong>Cordaites</strong>, un&#8217;antica conifera anch&#8217;essa estinta. Molti alberi sono stati trovati ancora con rami, foglie, tronco e coni intatti, conservati nella loro interezza.</p>
<p>La foresta &#8220;si è conservata perfettamente&#8221; ha spiegato uno degli autori, il paleobotanico Hermann Pfefferkorn dell&#8217;università della Pennsylvania. &#8221;Possiamo individuare un ramo con le foglie ancora attaccate, e poi troviamo il prossimo ramo e il ramo successivo e anche il tronco dello stesso albero&#8221;. Lo strato di cenere sotto il quale era sepolta la foresta è datato a circa <strong>298 milioni di anni fa</strong>, all&#8217;inizio del periodo geologico chiamato <strong>Permiano</strong>. In quell&#8217;epoca le placche continentali erano ancora in movimento le une verso le altro per formare il supercontinente Pangea. Nord America ed Europa era fusi insieme e la Cina e attuale Mongolia si trovavano dove oggi c&#8217;è l&#8217;Equatore.</p>
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		<title>Un fiore &#8220;resuscitato&#8221; dalla preistoria? Mangiamocelo!</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho letto questa notizia, Resuscitata una pianta dell&#8217;epoca dei mammuth sulla sezione Mondo di Tgcom24, mi è venuto da sorridere. Intendiamoci, ha dell&#8217;incredibile che si sia riusciti a riportare in vita, grazie a dei semi dimenticati dal tempo, alcuni esemplari di Silene stenophylla, una pianta che ha visto da vicino i dinosauri mentre vivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12970" class="wp-caption alignleft" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-12970" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/silene_vulgaris200.jpg" alt="silene vulgaris200 Un fiore resuscitato dalla preistoria? Mangiamocelo!" width="200" height="344" title="Un fiore resuscitato dalla preistoria? Mangiamocelo!" /><p class="wp-caption-text">Silene vulgaris, tutta &quot;da mangiare&quot;</p></div>
<p>Quando ho letto questa notizia, <a href="http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/1037732/resuscitata-una-pianta-dellepoca-dei-mammut.shtml">Resuscitata una pianta dell&#8217;epoca dei mammuth</a> sulla sezione Mondo di Tgcom24, mi è venuto da sorridere. Intendiamoci, ha dell&#8217;incredibile che si sia riusciti a riportare in vita, grazie a dei semi dimenticati dal tempo, alcuni esemplari di <em>Silene stenophylla</em>, <strong>una pianta che ha visto da vicino i dinosauri</strong> mentre vivi e vegeti camminavano ancora sulla Terra! Conservati in un buco a più di 30 metri, congelati nel permafrost siberiano, i semi di questa umile piantina sono riusciti a mantenere intatta <strong>la propria germinabilità per oltre 30mila anni</strong>&#8230; Altro che i due o tre anni che troviamo spesso indicata come durata dei semi dei fiori che compriamo nelle bustine nei garden o nei vivai!</p>
<p>Ma un <strong>altro pensiero</strong> mi è venuto alla mente, vi dicevo, mentre approfondivo la notizia: leggendo il nome della specie del fiore resuscitato, ho subito pensato, ebbene sì, non al giardinaggio, ma&#8230; alla <strong>cucina romagnola</strong>&#8230;<span id="more-12968"></span></p>
<p>Pazzia? No, semplicemente un&#8217;associazione mentale: <strong>una parente molto diffusa</strong> della nostra piantina preistorica finisce regolarmente&#8230; <strong>nel piatto</strong> di moltissimi romagnoli, da generazioni. Usata come una gustosa verdura, la <em>Silene vulgaris</em>, facile da riconoscere grazie ai suoi delicati fiori &#8220;a palloncino&#8221;, è un&#8217;erbacea che cresce spontanea nei prati, una tipica erba di campo insomma, che tradizionalmente viene <strong>raccolta dalle massaie </strong>per condire la pasta con le sue foglie carnose (chiamate <strong>Strigoli</strong>) o creare un accompagnamento sfizioso ripassandola in padella. Insomma, fatevi una risata, ma mi è venuto spontaneo chiedermi: chissà <strong>che sapore avrà la sua parente arcaica</strong> in un buon piatto di spaghetti?!? E dire che ho già fatto colazione&#8230; <img src='http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt="icon biggrin Un fiore resuscitato dalla preistoria? Mangiamocelo!" class='wp-smiley' title="Un fiore resuscitato dalla preistoria? Mangiamocelo!" /> </p>
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		<title>Dall&#8217;Amazzonia arriva il fungo che mangia la plastica</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 17:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[La soluzione all&#8217;inquinamento dalla plastica più dannosa potrebbe essere fornita direttamente dalla natura. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista Applied and Environmental Microbiology un fungo che cresce in Amazzonia è in grado di mangiare il poliuretano, un derivato dalle materie plastiche tra i più resistenti inventati dall&#8217;uomo. E tra i rifiuti meno degradabili al mondo&#8230; Il microrganismo Pestalotiopsis [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12966" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/plastica_rifiuti200.jpg" alt="plastica rifiuti200 DallAmazzonia arriva il fungo che mangia la plastica" width="200" height="300" title="DallAmazzonia arriva il fungo che mangia la plastica" />La soluzione all&#8217;inquinamento dalla plastica più dannosa potrebbe essere fornita direttamente dalla natura. Secondo uno studio pubblicato dalla rivista <em>Applied and Environmental Microbiology</em> <strong>un fungo che cresce in Amazzonia </strong>è in grado di <strong>mangiare il poliuretano</strong>, un derivato dalle materie plastiche tra i più resistenti inventati dall&#8217;uomo. E tra i rifiuti <strong>meno degradabili</strong> al mondo&#8230;<span id="more-12964"></span></p>
<p>Il microrganismo <em>Pestalotiopsis microspora </em>è stato scoperto da una spedizione degli studenti dell&#8217;università statunitense di Yale nella giungla equatoriana, che ne hanno individuato diverse decine di specie. Dopo aver isolato il miglior &#8216;mangiatore&#8217;, i ricercatori hanno dimostrato che il fungo è in grado di sopravvivere con una <strong>dieta a base di sola plastica. </strong>Ed è in grado di nutrirsene persino in un ambiente privo di ossigeno: un fattore estremamente prezioso in vista di un suo eventuale impiego nei cumuli delle discariche, particolarmente anossici negli strati profondi.<br />
I ricercatori sono inoltre riusciti ad isolare l&#8217;enzima che il fungo usa per <strong>rompere i legami chimici</strong> più forti nel materiale, la <em>serina idrolasi</em>: &#8221;Questo fungo &#8211; conclude l&#8217;articolo &#8211; è una fonte molto promettente per il biorisanamento&#8221;. E&#8217; il caso di tenersela cara, questa foresta&#8230; che dite?</p>
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		<title>A febbraio un matrimonio in blu con gli anemoni</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moda e decorazione]]></category>
		<category><![CDATA[addobbi in blu]]></category>
		<category><![CDATA[bouquet da sposa blu]]></category>
		<category><![CDATA[fiori blu]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio in blu]]></category>

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		<description><![CDATA[Il blu è un colore insolito per un matrimonio, ma affascinante per la sua freschezza. Spesso però si associano i fiori blu solo alla &#8220;bella stagione&#8221;. Invece è proprio durante i mesi ancora freddi che si trovano dal fiorista gli anemoni blu, tra i fiori più intriganti che ci siano per un bouquet dalle atmosfere non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-12960" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/anemone_bouquet500.jpg" alt="anemone bouquet500 A febbraio un matrimonio in blu con gli anemoni" width="500" height="331" title="A febbraio un matrimonio in blu con gli anemoni" /></strong></p>
<p><strong>Il blu è un colore insolito per un matrimonio</strong>, ma affascinante per la sua freschezza. Spesso però si associano i fiori blu solo alla &#8220;bella stagione&#8221;. Invece è proprio durante i mesi ancora freddi che si trovano dal fiorista <strong>gli anemoni blu</strong>, tra i fiori più intriganti che ci siano per un <strong>bouquet</strong> dalle atmosfere non ancora pienamente primaverili. Non solo: <strong>l&#8217;anemone</strong> è un fiore tipicamente <strong>Made in Italy</strong>, ci dice la Coldiretti,  prodotto direttamente in Italia nelle serre della Versilia. Ha dunque dalla sua due grandi punti a favore: <strong>costo contenuto</strong>, che nel conto di un matrimonio non è cosa da poco, e una bellezza assolutamente irresistibile, aumentata dal fascino tutto speciale di una tinta decisamente rara e ricercata in natura. <span id="more-12956"></span></p>
<p><img class="size-full wp-image-12958 alignleft" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/anemone_blu500.jpg" alt="anemone blu500 A febbraio un matrimonio in blu con gli anemoni" width="300" height="225" title="A febbraio un matrimonio in blu con gli anemoni" /></p>
<p><strong>L&#8217;anemone</strong> (<em>Anemone coronaria</em>) poi non esiste solo in blu o viola, ma anche in rosso, in un fucsia acceso, per non parlare, per chi ama le tinte più delicate, di quello bianco dall&#8217;aria antica con un cuore nero che lo rende simile ad un quadro. Qualsiasi sarà il colore, potete sceglierlo in due &#8220;versioni&#8221;: una semplice, con un unico giro di petali e l&#8217;altra, più ricca e sontuosa, a fiore doppio. I suoi gambi spessi e carnosi lo rendono un fiore resistente che si utilizza benissimo nei bouquet e quel <strong>contrasto del colore acceso dei petali con i vistosi stami neri</strong> al centro della corolla lo distinguono nettamente da altre specie, rendendolo prezioso per un addobbo fresco e inusuale.</p>
<p>Il suo blu intenso possiamo associarlo con il <strong>giallo</strong> caldo dei ranuncoli, l&#8217;energetico <strong>arancio</strong> o il <strong>bianco</strong> candido dei tulipani o un sorprendente <strong>verde</strong> mela (per esempio quello dei fiori di orchidea <em>Cymbidium</em> o <em>Dendrobium</em>), oppure optare per le tonalità più <strong>violacee</strong>, scegliendo fra rose in sfumatura <strong>lilla</strong>, profumati giacinti <strong>azzurri</strong> e piccoli <strong>muscari</strong>: di certo sarà un colpo d&#8217;occhio che i vostri ospiti non potranno dimenticare!</p>
<p><strong>Ma perché gli anemoni costano poco a febbraio?</strong><br />
Perché l&#8217;anemone<strong> ama il fresco</strong>. Non richiede dunque alte temperature per fiorire al meglio: riduce dunque la spesa del gasolio, di cui si è impennato il costo, necessario per far funzionare i bruciatori che riscaldano le serre dei florivivaisti che lo producono. Scegliendo gli anemoni per un matrimonio in questo periodo quindi spendiamo poco, facciamo un figurone e allo stesso tempo diamo anche una mano alle serre italiane!</p>
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		<title>Aria di primavera?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 10:03:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamane dalla finestra vedo la pioggia: e ok, prendiamo l&#8217;ombrello, che pizza, penso. Ma poi esco e&#8230; non fa molto freddo: a annuso l&#8217;aria e questa pioggia oggi sa meno d&#8217;inverno, e più di primavera! La conferma? Le margheritine nei prati: le primissime, indomite, occhieggiano tra l&#8217;erba. Certo, ancora schiacciate per la neve sciolta da poco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12954" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/prato_margherite500.jpg" alt="prato margherite500 Aria di primavera?" width="500" height="317" title="Aria di primavera?" /></p>
<p>Stamane dalla finestra vedo la pioggia: e ok, prendiamo l&#8217;ombrello, che pizza, penso. Ma poi esco e&#8230; non fa molto freddo: a annuso l&#8217;aria e questa pioggia oggi sa meno d&#8217;inverno, e più di primavera! La conferma? Le margheritine nei prati: le primissime, indomite, occhieggiano tra l&#8217;erba. Certo, ancora schiacciate per la neve sciolta da poco, ma lì pronte, con i petali già formati&#8230; In qualche angolo narcisi e crochi hanno già fatto spuntare le lunghe foglie verdissime&#8230; Ci dicono che dai, manca poco alle belle giornate! <img src='http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt="icon wink Aria di primavera?" class='wp-smiley' title="Aria di primavera?" /> </p>
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		<title>Seminiamo l&#8217;orto in casa adesso, a partire da piselli, fragole e basilico</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 17:07:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Orto e ortaggi]]></category>

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		<description><![CDATA[Comodo: possiamo seminare in casa. Facile ed economico: usiamo le vaschette di plastica della verdura del super. Veloce: basta uno strato di palline di argilla espansa e, sopra, uno di terriccio torboso. E&#8217; divertente e bello seminare l&#8217;orto in casa adesso, a febbraio, quando ancora il gelo non permette di coltivare all&#8217;aperto ma fanno capolino i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12948" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/orto500.jpg" alt="orto500 Seminiamo lorto in casa adesso, a partire da piselli, fragole e basilico" width="500" height="284" title="Seminiamo lorto in casa adesso, a partire da piselli, fragole e basilico" /></p>
<p><strong>Comodo</strong>: possiamo seminare in casa. <strong>Facile ed economico</strong>: usiamo le vaschette di plastica della verdura del super. <strong>Veloce</strong>: basta uno strato di palline di argilla espansa e, sopra, uno di terriccio torboso. E&#8217; divertente e bello <strong>seminare l&#8217;orto in casa adesso</strong>, a febbraio, quando ancora il gelo non permette di coltivare all&#8217;aperto ma fanno capolino i primi raggi di sole che annunciano timidamente la primavera che sta per arrivare. Con <strong>le semine in casa</strong> possiamo iniziare a crescere le piantine dell&#8217;orto <strong>senza prendere freddo</strong> fuori e senza sporcarci troppo. Ci sono semi che non si fanno problemi infatti a germinare ora, di fronte ad una <strong>bella finestra luminosa</strong>: alcuni poi potremo trapiantarli in un vaso sul balcone appena passate le gelate. Per altri, più esigenti, dovremo attendere i primi caldi.<span id="more-12946"></span></p>
<p>Cominciamo da <strong>piselli, rucola, fragole, prezzemolo, carote</strong> (in vaso meglio le carote tonde o corte), <strong>spinaci e bietole</strong>: questi potremo seminarli in casa nelle vaschette e poi trapiantarli fuori fra breve tempo: appena passate le gelate, potremo già metterli fuori, anche se farà ancora un bel fresco. Tassativamente in casa invece, in un angolo piuttosto caldo, potete seminare <strong>basilico, peperoni, melanzane e pomodori</strong>: i loro semi richiedono una temperatura più elevata per germinare correttamente. Fuori già adesso invece potete osare <strong>ravanelli, aglio e cipolla</strong>. <strong>I semi degli ortaggi</strong> si trovano tranquillamente in busta nei garden o nei vivai: se non avete terreno ma solo vasi, optate per varietà che crescono e producono anche in spazi ristretti.</p>
<p><a href="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/ortoincasa500.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-12950" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/ortoincasa500-300x258.jpg" alt="ortoincasa500 300x258 Seminiamo lorto in casa adesso, a partire da piselli, fragole e basilico" width="300" height="258" title="Seminiamo lorto in casa adesso, a partire da piselli, fragole e basilico" /></a></p>
<p>La chiave per una buona scelta è valutare lo sviluppo delle piante e confrontandolo con gli spazi che avete a disposizione: <strong>una pianta troppo &#8220;stretta&#8221; infatti difficilmente sarà produttiva</strong>. Se invece lo spazio non manca, cominciare a pensare ai vasi definitivi in cui trapianterete le vostre semine, valutandone con attenzione le dimensioni. Per peperoni, pomodori e melanzane<strong> i vasi dovranno essere generosi</strong>. I piselli esistono rampicanti ma anche a cespuglio e persino nani: la vostra scelta inciderà sull&#8217;occupazione dello spazio. Nessun problema per rucola, prezzemolo, fragole, spinaci e bietole: occuperanno lo spazio nei vasi in proporzione a quanto ne potrete dar loro. Qualsiasi cosa sceglierete, <strong>l&#8217;orto può nascere in casa già ora</strong>: provate, e raccontateci i vostri risultati!</p>
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		<title>Il Festival senza fiori che dimentica Sanremo</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[La domanda viene spontanea: perché un evento come il Festival di Sanremo può permettersi, anche quest&#8217;anno, di &#8220;dimenticarsi&#8221; di valorizzare la località in cui si svolge? Perché un evento di questa portata porta fiumi di soldi a prescindere. Quindi per enti pubblici, aziende e autorità è più importante tenersi stretta questa opportunità che, oltre al guadagno dà anche prestigio sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12944" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/festivalSanremo_fiori.jpg" alt="festivalSanremo fiori Il Festival senza fiori che dimentica Sanremo" width="500" height="271" title="Il Festival senza fiori che dimentica Sanremo" /></p>
<p>La domanda viene spontanea: perché un evento come il <strong>Festival di Sanremo</strong> può permettersi, anche quest&#8217;anno, di &#8220;dimenticarsi&#8221; di <strong>valorizzare la località </strong>in cui si svolge? Perché un evento di questa portata porta <strong>fiumi di soldi a prescindere</strong>. Quindi per enti pubblici, aziende e autorità è più importante tenersi stretta questa opportunità che, oltre al guadagno dà anche prestigio sociale (anche se con meno &#8220;smalto&#8221; che in passato) e personale, piuttosto che faticare per dar luce alla tipicità del proprio territorio e al lavoro di ogni giorno di centinaia di <strong>persone &#8220;comuni&#8221;.</strong> E&#8217; la considerazione che mi viene in mente leggendo negli articoli in Rete <strong>la rabbia della Riviera e dei suoi florovivaisti</strong>. In particolare quella, dai toni amari, a cui dà voce il Presidente del distretto florovivaistico Riccardo Giordano: nel vedere la fugacissima apparizione di <strong>striminziti mazzi di fiori</strong> omaggiati alle due dive del Festival, a Elisabetta Canalis di rose bianche e a Belen Rodiguez di orchidee <em>cymbidium</em>, ha commentato che, curiosamente, <strong> i bouquet al Festival &#8220;sembra che brucino</strong>, infatti spariscono subito&#8221;. <span id="more-12942"></span></p>
<p>E peggio,  <strong>i fiori di Sanremo</strong> non vengono neanche citati, né alla consegna del simbolico dono, né durante la serata. E beh, di fatto, anche se fossero citati in quei microsecondi dedicati alle corolle, mi chiedo se farebbe poi tanta differenza. <strong>Forse i fiori italiani meriterebbero qualcosa</strong> <strong>di più</strong> che dei mazzetti ai vip sul palcoscenico dell&#8217;Ariston. A iniziare dalle &#8220;vallette&#8221;: un vestito di eleganti orchidee per Belen? Un sontuoso strascico di rose per la Canalis? Una gigantesca corolla stilosa in cui far esibire i cantanti? Le idee sono tante, e le soluzioni parecchio moderne e scenografiche, a voler ben vedere, esistono eccome: basta guardare qualche concorso di<em> flower design</em> per capirlo. Invece no, il palco è nudo. Insomma, in realtà sembrerebbe proprio che il Festival di Sanremo <strong>potrebbe tenersi</strong>, senza a questo punto perdere nulla, <strong>in qualsiasi altra città</strong> d&#8217;Italia. <strong>Ma è proprio così?</strong></p>
<p>Il Festival, per tutti quelli che lo seguono, è in realtà intrinsecamente legato alla città di Sanremo. Ho girato la domanda ad Irene, un&#8217;amica assolutamente sfegatata per il concorso canoro che mi ha risposto, prontissima: &#8220;Il Festival di Sanremo in un&#8217;altra città? <strong>Beh, sarebbe il Festivalbar</strong>!&#8221;. Quindi il Festival di Sanremo DEVE svolgersi a Sanremo. E Sanremo <strong>E&#8217;</strong> la città dei fiori per eccellenza. La sua collocazione geografica, che ne fa un luogo dalle <strong>temperature eternamente miti</strong>, è legata a doppio filo alla produzione di fiori. Nei giardini che punteggiano la riviera crescono rigogliose piante tropicali che si adattano con vigoria alla piacevolezza del clima. Dalle numerosissime serre, i fiori sanremesi viaggiano, insieme al marchio del <strong>Made in Italy</strong>, in tutto il mondo. Fateci caso, è come se nascesse un &#8220;<strong>Festival di Milano</strong>&#8221; e in tutte le serate in televisione, <strong>non vi apparisse mai il Duomo</strong>, con le sue meravigliose guglie. Quindi torniamo alla domanda iniziale: &#8220;Perché il Festival di Sanremo può dimenticarsi di Sanremo?&#8221;</p>
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		<title>Regalare fiori? In Arabia Saudita è un gesto reazionario</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 17:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Il San Valentino appena trascorso ci è sicuramente sembrato una festa molto banale e &#8220;leggera&#8221;, tutta romanticismo, rose rosse e cuoricini. Ma in paesi diversi dal nostro, regalare dei fiori può diventare un gesto reazionario. In Arabia Saudita farlo ieri era addirittura un reato. La polizia religiosa infatti aveva vietato &#8211; lanciando una &#8216;fatwa&#8217;, un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12940" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/regalare_rosa.jpg" alt="regalare rosa Regalare fiori? In Arabia Saudita è un gesto reazionario" width="125" height="182" title="Regalare fiori? In Arabia Saudita è un gesto reazionario" />Il San Valentino appena trascorso ci è sicuramente sembrato una festa molto banale e &#8220;leggera&#8221;, tutta romanticismo, rose rosse e cuoricini. Ma in paesi diversi dal nostro, <strong>regalare dei fiori può </strong>diventare<strong> un gesto reazionario</strong>. In Arabia Saudita farlo ieri era <strong>addirittura un reato</strong>. La polizia religiosa infatti aveva vietato &#8211; lanciando una &#8216;fatwa&#8217;, un editto religioso &#8211; la festa di SanValentino, obbligando fioristi e negozi a rimuovere dagli scaffali qualsiasi oggetto o gadget legato alla festa dell&#8217;amore. E chi, nel Regno ultracoservatore, <strong>non ha voluto rinunciare ad una rosa</strong> per l&#8217;innamorata si è ritrovato a sfidare l&#8217;ira del Mufti, nientemeno che la massima autorità religiosa araba. Rischiando dunque la pelle&#8230;<span id="more-12938"></span></p>
<p>A peggiorare le cose, oltre il grave divieto religioso, anche l&#8217;impennata dei prezzi: per una rosa a gambo lungo, ieri in Arabia Saudita si arrivava a pagare anche 70 riyal (oltre 14 euro), una cifra 10 volte superiore al prezzo normale. La celebrazione di San Valentino è stata stigmatizzata come quella di una festa &#8221;cristiana e pagana&#8221;: la <strong>Commissione per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio</strong> (la polizia religiosa) dunque si è subito attivata, mettendosi <strong>a caccia di tutto ciò che era rosso</strong> e che potesse ricordare la festa degli innamorati, facendo numerosi <strong>blitz in pasticcerie, fioristi e negozi di souvenir</strong>.</p>
<p>Un&#8217;indicazione, quella della polizia religiosa, che alcuni fioristi non solo hanno preso alla lettera, ma anche appoggiato, come nel caso del proprietario di una catena di fiorai che non solo ha chiuso per due giorni i suoi otto negozi, ma ha anche appeso un cartello, sottolineandone le motivazioni: <strong>&#8221;chiusi per boicottare l&#8217;eresia&#8221;</strong>. Ma nonostante il divieto, tra i giovani sauditi, c&#8217;è chi ha sfidato coraggiosamente (o meglio, con una buona dose di incoscienza) la messa al bando della festa dell&#8217;amore, girando con un orsetto rosso sul cofano dell&#8217;auto.</p>
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		<title>Festival &#8220;nudo&#8221;: i fiori? Stonano e danno fastidio alle telecamere&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:40:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Festival di Sanremo 2012, niente fiori. Paradossale in un luogo, che è identificato proprio come &#8220;la città dei fiori&#8221;. L&#8217;assenza dipenderebbe da scenografi e tecnici che ritengono che l&#8217;addobbo floreale stoni con un palco tecnologico e sia di ostacolo per le riprese. Non è una novità, intendiamoci: da anni la vicenda infiamma gli animi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-12936 alignleft" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/sanremo2012.jpg" alt="sanremo2012 Festival nudo: i fiori? Stonano e danno fastidio alle telecamere..." width="350" height="263" title="Festival nudo: i fiori? Stonano e danno fastidio alle telecamere..." /></p>
<p>Al<strong> Festival di Sanremo </strong>2012<strong>, niente</strong> <strong>fiori</strong>. Paradossale in un luogo, che è identificato proprio come &#8220;la città dei fiori&#8221;. L&#8217;assenza dipenderebbe da scenografi e tecnici che ritengono che <strong>l&#8217;addobbo floreale stoni</strong> con un palco tecnologico e sia di <strong>ostacolo per le riprese</strong>. Non è una novità, intendiamoci: <strong>da anni la vicenda infiamma gli animi</strong> e anche quest&#8217;anno la polemica si scatena, tra dichiarazioni e contro-dichiarazioni di rito, e la rabbia di chi lavora in un ambito, quello di piante e fiori, che gode di pochissima visibilità sui media e di una scarsa valorizzazione da parte del consumatore finale. Il dente fa ancora più male ora, alla luce delle difficoltà indotte dal periodo di crisi nelle serre e nei campi di coltivazione.<span id="more-12934"></span></p>
<p>&#8220;E&#8217; assurdo &#8211; denuncia Confagricoltura &#8211; che per ubbie del genere, si privi l&#8217;economia di una zona vocata e universalmente riconosciuta come una delle <strong>capitali della floricoltura italiana</strong> di un palcoscenico reale e mediatico come quello del Festival. Non è propriamente quel che si dice concorrere al rilancio dell&#8217;economia e sostenere la ripresa&#8221;. E ricorda che una decisione di questo genere è ancora più sconcertante considerato che, in tema di eventi, &#8221;il Concerto di Capodanno di Vienna viene trasmesso in mondovisione dalla Sala Dorata di Musikverein dal 1939, con un pubblico di un miliardo di telespettatori, in un&#8217;apoteosi di fiori che vengono proprio da Sanremo&#8221;.</p>
<p><strong>Il florovivaismo italiano</strong>, con una produzione in valore di quasi 4 miliardi di euro, 20mila aziende e 120mila addetti, è uno dei settori più importanti della nostra agricoltura e, in particolare, <strong>quello della provincia di Imperia e Sanremo</strong>, con le sue 3mila 500 aziende, da solo, contribuisce al <strong>70% della produzione</strong> lorda vendibile agricola della Liguria. &#8220;In questo momento, tra l&#8217;altro &#8211; sottolinea Confagricoltura &#8211; le aziende floricole stanno attraversando un <strong>momento particolarmente difficile</strong>, strette tra l&#8217;aumento del costo del gasolio, gli effetti della manovra economica, e i danni causati dal maltempo&#8221;. Certamente l&#8217;ostinazione del Festival in questo senso non aiuta.</p>
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		<title>Luci a led? Ecologiche e &#8230;creative!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 15:06:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eco e ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai vanno per la maggiore: giorno dopo giorno, le luci a led stanno conquistando sempre più spazi non solo nel nostro quotidiano casalingo, ma anche nei luoghi che frequentiamo all&#8217;interno delle città  e persino fuori, su strade e autostrade. A rendere i led così interessanti è la loro versatilità unita ad un insuperabile risparmio in termini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12930" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/ecoponte_led1.jpg" alt="ecoponte led1 Luci a led? Ecologiche e ...creative!" width="500" height="281" title="Luci a led? Ecologiche e ...creative!" /></p>
<p>Ormai vanno per la maggiore: giorno dopo giorno,<strong> le luci a led</strong> stanno conquistando sempre più spazi non solo nel nostro quotidiano casalingo, ma anche nei luoghi che frequentiamo all&#8217;interno delle città  e persino fuori, <strong>su strade e autostrade</strong>. A rendere i led così interessanti è la loro versatilità unita ad un <strong>insuperabile risparmio</strong> in termini di consumo. E meno energia si consuma, e meno si incide sull&#8217;ambiente. Si comincia così ad utilizzarli anche <strong>in grandi opere</strong>, che guadagnano notevolmente in relazione al loro<strong> impatto estetico</strong> non sempre vincente. <strong>Abbellire un ponte</strong>, per esempio, non è cosa facilissima. Invece il ponte sul raccordo all’uscita di Brescia Sud, grazie a questa tecnologia, si è trasformato in un&#8217;opera di architettura urbana di grande <strong>effetto scenografico</strong>&#8230;<span id="more-12928"></span></p>
<p>Il ponte di Brescia Sud è composto da un&#8217;unica grande campata sostenuta da tre forti archi che, grazie ai led e alle sorgenti a ioduri metallici, si tingono di notte di <strong>svariate combinazioni di colore</strong>. Le scenografie sono modificabili grazie ad una memoria aggiornabile in remoto tramite computer.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12932" src="http://fioriefoglie.tgcom24.it/wpmu/files/2012/02/ecoponte_led2.jpg" alt="ecoponte led2 Luci a led? Ecologiche e ...creative!" width="500" height="155" title="Luci a led? Ecologiche e ...creative!" /></p>
<p><strong>Il ponte eco-illuminato</strong> è frutto della collaborazione fra Philips e la società che si occupa dello snodo tra Lombardia ed Emilia Romagna, Centropadane S.p.A. L’opera, insieme a 17 chilometri di raccordo autostradale, è stata aperta al traffico lo scorso 3 febbraio 2012 con nove mesi di anticipo sulla tabella di marcia dei lavori.</p>
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