Fiori e Foglie

DDL Susta: cosa c’è che non va nel verde in Italia e perché ci serve l’ecobonus

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Il giardino non è un lusso, è un bene primario perché la bellezza è un risarcimento della fatica del vivere” (Emanuela Rosa Clot): insomma il verde è un elemento fondante della qualità della vita. Si potrebbe aprire così una relazione sugli interventi che hanno animato la presentazione al Senato del disegno di legge creato dal Senatore Susta l’altro ieri. Un’occasione unica per tutti i principali attori del settore per descrivere e commentare la situazione del verde nel Belpaese, sottolineando i problemi di cui soffre da tempo ma anche le opportunità che potrebbe fornire al “motore Italia” attualmente inceppato.

Grazie a Nada Forbici, di Assofloro Lombardia, il pubblico in sala ha per esempio scoperto che le piante di prima qualità che vengono prodotte dai florovivaisti italiani, considerate nel mondo il top di gamma, vengono tutte… esportate all’estero, soprattutto in paesi come la Turchia (lo direste??) mentre a noi rimangono gli scarti. La Turchia… Beh, non proprio un paese che considereremmo un paradiso del verde, ma forse grazie a noi lo sta diventando!

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Perché succede?
Una delle ragioni più schiaccianti in ambito pubblico: il criterio del “massimo ribasso” per gli appalti messi a gara. E in ambito privato, la fattura con iva al 22%… Naturalmente vince sempre chi costa meno, con tutti i corollari che sappiamo, in primis bassissima professionalità, materiale vivo di scarsa qualità, lavoro nero e problemi di sicurezza. Il risultato: l’opera verde dopo due anni cade a pezzi e muore. Tra l’altro le grandi opere infrastrutturali spesso non prevedono nemmeno un’attenzione al paesaggio: prova ne è che né Tav né BreBemi hanno previsto o stanziato denaro per ripristinare l’ambiente intorno all’opera, impattato fortemente da cantieri mezzi e scavi. “Nessuno ha ancora inventato la macchina che produce ossigeno”, ci ricorda la Forbici: sarebbe il caso di pensarci un attimo prima di eliminare gli alberi così alla leggera!

Mimma Pallavicini, giornalista di lungo corso e moderatrice dell’incontro, affonda il colpo ricordando che l’amministrazione pubblica sta andando nel verso sbagliato, ponendo ingegneri, invece che agronomi, a capo degli uffici tecnici del verde nei comuni. Persone insomma che, pur assolutamente valide, non hanno competenze specifiche su alberi e piante. Riflettendo sulla cosa, i risultati li vediamo tutti, e ne aggiungerei un’altra, di nota sconfortante: ogni volta che il verde di uno spazio pubblico non “funziona”, i cittadini si convincono che si tratta di inutili sprechi. Un danno pesante e doppio, quindi, per una situazione che va assolutamente cambiata.

Un’altra nota sul tema viene da Sofia Bosco, Direttore Rapporti Istituzionali del FAI: il verde pubblico è un esempio di bellezza, un modello che i cittadini vedono e assorbono nel loro privato, trasmettendolo poi ai loro figli. Se questa cura degli spazi comuni non c’è, le nuove generazioni non ne apprenderanno il valore e a loro volta lo trascureranno. Un danno indiretto che, addirittura si protrae nel tempo… Senza dire che quella del verde è attività ideale per chi ha concluso la propria carriera lavorativa e cerca un’occupazione in grado di fornire stimoli e soddisfazioni personali rivelandosi parte attiva e utile alla comunità tutta in cui vive.

Passando al verde privato, Ludovico Ortona dell’Associazione Parchi e Giardini d’Italia (partner del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) dal suo punto di vista molto ampio, che viene da una grande esperienza come Ambasciatore, fa presente che in paesi come la Francia il patrimonio verde viene tenuto in alta considerazione al punto da essere tutelato sulla base del merito. A seconda della qualità dei loro giardini (riconosciuti come monumenti storici oppure come opere notevoli – ovvero giardini “remarquable”), i proprietari francesi possono accedere a diversi “gradi” di agevolazione fiscale (100% gli storici, 50% i notevoli). Questo sistema funziona molto bene e permette una manutenzione di lungo respiro. Rosa Clot, direttrice del mensile Gardenia, ci ricorda che in effetti giardini e spazi verdi hanno, è vero, un uso privato, ma offrono un beneficio pubblico, diventando poli di biodiversità negli ambienti urbani, polmoni di ossigeno, isole di bellezza che creano un “giardino diffuso”, motivo di attrazione per socializzazione, visite e turismo.

A proposito di questo, Rosalba Caffo Dallari, presidente dei Garden Club Italiani pone un distinguo: occorre specificare meglio la dicitura “sistemazioni a verde” enunciata nel ddl Susta affinché non abbiano diritto alle agevolazioni coloro che utilizzano non piante ma prati di plastica, verdi sì e pure di moda, ma assolutamente fuori tema! Ben vengano invece le agevolazioni per chi utilizza il proprio spazio ad orto, strumento che spesso avvicina al mondo del verde persone che normalmente non ne sarebbero attratte.

L’incontro sul Ddl ha insomma messo in luce le attese e le opinioni di un mondo a torto considerato di nicchia che invece riguarda tutti noi: grazie alle agevolazioni potrebbe rivelarsi propulsivo e in grado di regalare nuovo fiato all’economia del turismo, ricreando pregio e bellezza, da sempre bandiere del Bel Paese.

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