Fiori e Foglie

Fiori e sangue: la guerra a Damasco uccide anche le rose

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Il suo profumo è leggendario, ma ora si mischia con il fumo acre delle esplosioni in una città martoriata da una lunga guerra. La rosa di Damasco, coltivata nei campi e parte profonda della cultura siriana, sta accusando l’assenza delle famiglie che se ne prendevano cura. Petalo per petalo, al fine di estrarre la preziosa essenza,  la rosa damascena veniva raccolta a mano all’alba. Frutto di duro lavoro,  dai sacchi di delicati petali si distillano olii essenziali, cosmetici, terapeutici e acqua di rose, che in tutto il Medioriente viene utilizzata come bevanda rinfrescante, aroma per i dolci, aggiunta negli incensieri delle moschee e usata per augurare buona fortuna ai matrimoni. Ma coloro che raccoglievano le corolle adesso fuggono dalla guerra verso altri paesi: impossibile occuparsi delle rose nei campi martoriati, senza alcun riparo dalle bombe.

Rosa damascena

La terra coltivata intorno a Damasco è diminuita di oltre la metà e per produrre un chilo di olio essenziale di rosa occorrono ben tre tonnellate di petali essiccati, che fioriscono in questi mesi nei rosai vessati da fuoco e dai colpi. La rosa damascena fa parte della vita siriana: cresce nei campi come nei balconi, nelle strade e nei luoghi di culto. Dalla forma ben diversa dalla tipica rosa dei fioristi, la damascena è la rosa antica più ricca di profumo, che nei suoi fiori è composto da più di 400 sostanze aromatiche. Prima della guerra i commercianti libanesi venivano a Damasco ad acquistare tonnellate di preziosi petali per esportare la profumata merce in Europa, ma ora tutto questo è gravemente a rischio.

La coltivazione della rosa damascena, che sosteneva l’economia di tante famiglie di antiche profumerie, ora sta crollando: una tradizione dai tempi delle Crociate che potrebbe non sopravvivere al durissimo conflitto che in cinque anni si stima abbia ucciso più di 270mila persone.

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