Wanted: 5 piante saranno presto vietate… Basterà?

Azolla caroliniana, Myriophyllum aquaticum, Hydrocotyle vulgaris, Ludwigia repens e Crassula helmsii: sono questi i nomi delle 5 sorvegliate vegetali speciali che a partire da aprile 2014 non potranno più attraversare i confini inglesi. Strane piante rare mai viste prima? Non proprio: in realtà senza saperlo le conosciamo un po’ tutti. Sono infatti le piante in cui possiamo imbatterci durante una passeggiata al lago oppure che possiamo vedere nei fossati di campagna o nei nostri ruscelli. Eppure se porterete con voi una di queste piante su suolo inglese, dopo aprile dovrete pagare un’ammenda di quasi 6mila euro e potreste persino finire in carcere per 6 mesi! Ma allora perché l’Inghilterra considera queste piante così pericolose?

Qualche giorno fa leggevo un interessante articolo di Varesenews sull’opera di rimozione che si sta portando avanti sulle sponde del lago di Varese, dove propospera con troppo entusiasmo una bella piantina a fiori gialli che viene dal Sudamerica, la Ludwigia… Ed eccola comparire anche nella mozione d’ordine degli inglesi. Il problema infatti sta proprio qui… Le cinque piantine hanno dalla loro una grande capacità di colonizzare ambienti che, grazie ai cambiamenti climatici, sono diventati per loro territori di conquista: i nostri corsi d’acqua. Questo in parte a discapito delle specie nostrane, più lente nella crescita e meno aggressive e tenaci. Un esempio noto? I fiori di loto sul Mincio, nel Mantovano: queste piante gigantesche devono essere ormai ogni anno regolarmente sfoltite per evitare che, con le loro enormi foglie, limitino la navigazione del fiume. Un altro esempio? Il giacinto d’acqua (ricordate che ne abbiamo parlato nella Guerra dei Giacinti?) che sta colonizzando le lagune della Sardegna, favorito dal clima mite.

Sta dunque partendo da qualche tempo una sorta di crociata contro le “aliene”, di cui la chiusura delle frontiere inglesi è solo l’ultimo atto in ordine di tempo: e le ragioni sono soprattutto economiche. Per estirpare le piante esotiche che stanno colonizzando l’Europa, infatti, il costo sta diventando sempre più salato: dragaggi ed estirpazioni richiedono una grande manodopera, macchinari e attenzioni speciali per evitare che queste stesse operazioni di “bonifica” possano impattare sull’ambiente ancora di più che non la presenza delle “indesiderate”… Ma c’è anche un lato curioso della questione: queste piante “abusive” sono in realtà diffusissime anche in un altro ambiente poco considerato che si trova però già dentro le nostre case. Ebbene sì, l’invasore è tra noi, viene da dire, o perlomeno nelle nostre …vasche! Le 5 piante della lista nera infatti sono un’auspicata presenza negli acquari di tutti gli appassionati, in cui si sono conquistate un diritto proprio a causa della loro adattabilità. E negli acquari e nei mini pond con la loro velocità di crescita sono ideali per ossigenare l’acqua e per dare bellezza a questi ambienti artificiali con il rigoglio della loro vegetazione. Già, perché molte di queste piante esotiche sono particolarmente decorative. Ma mentre negli acquari quando esagerano, bastano un paio di forbici per rimettere le cose a posto, in laghi e fiumi la convivenza non è così facile.

Ma alzare le barriere e bollare come “Wanted” queste specie “sparando a vista” può essere una soluzione praticabile? Il problema è che la natura ha meccanismi difficili da contrastare per le dimensioni dei suoi fenomeni. Moltissime piante a cui siamo abituati ora sono state un tempo presenze esotiche, spesso importate volontariamente da noi per la loro utilità e bellezza. E il vento e gli uccelli che portano semi da terre non più troppo lontane non possono essere fermati. La lotta insomma promette di essere quanto mai lunga e snervante in un pianeta sempre più globale. Perché la natura tende sempre a trovare un nuovo equilibrio, necessariamente diverso da quello che lo ha preceduto. Dovremmo forse cercare di capire come utilizzare questa nuova risorsa, invece che semplicemente combatterla. I loti nel Mincio sono diventati una fonte di introiti per il turismo che generano, per esempio. Certo meriterebbero una maggiore pubblicità in questa chiave: prima il Mincio era sicuramente meta meno nota. E, se avete fatto quella gita in barca dove potete strappare e portare a casa gli enormi fiori lo sapete, certamente meno divertente! La Ludwigia dragata nel Lago di Varese diventa concime per arricchire il terreno dei campi ipersfruttati dall’agricoltura intensiva. Forse la domanda che vale la pena farsi è: possono queste attività trasformare quello che appare un danno irreversibile in un beneficio inaspettato?

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