Milano: la Fattoria di Coldiretti al Castello? Doveva andare in periferia

Di fronte all’antica dimora dei nobili milanesi, è nato in una notte un intero villaggio contadino: l’evento organizzato in questi giorni dagli agricoltori a Parco Sempione davanti al Castello Sforzesco, in pieno centro città, è stato sicuramente d’impatto. L’idea era proprio quella, del resto: portare all’attenzione del cittadino il prezioso patrimonio agricolo italiano legato alla campagna, con i suoi frutti e i suoi animali più rari. Ma l’arrivo corposo di mezzi, strutture e stand dell’animato villaggio in giallo, per quanto temporaneo, non ha reso felici proprio tutti: sui social si è levata la protesta.

Nell’occhio del ciclone l’utilizzo non consono degli spazi verdi del Parco utilizzato come location per l’evento, messo in luce dagli scatti di Elena Grandi, assessore al verde del municipio 1 che alla manifestazione in questa location si era opposto. Oltre a sottolineare i parcheggi sui prati e l’ingombro eccessivo di tensostrutture, gru, merci, pallets e bagni chimici, l’assessora scrive nel post su Facebook che la collocazione del Villaggio agricolo di Coldiretti nell’area del Castello Sforzesco per questi scorsi tre giorni è stata, da parte del Comune: “una scelta molto grave e non rispettosa né della monumentalità dei luoghi, né della fragilità dei nostri parchi storici, né dei turisti, né dei cittadini, né del bene comune”.

La richiesta del Municipio 1 era stata infatti quella di scegliere per il villaggio agricolo altre location più periferiche, come Scalo Farini o Scalo Romana “in linea con il principio degli usi temporanei degli scali e con il tema della valorizzazione delle periferie”. Secondo alcuni, nei parchi del centro dovrebbero tenersi solo eventi di alto profilo, mentre secondo altri i parchi non dovrebbero semplicemente essere utilizzati per queste cose. Tutto questo proprio mentre Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia, ha puntato il suo discorso di apertura della manifestazione proprio sulla necessità di un verde di qualità per la città  e che ad occuparsene siano professionisti competenti.

Nelle pagine dedicate alla città come NatipervivereaMilano non sono mancati i commenti di chi non ha apprezzato questa invasione “paesana” della Milano da Bere: una visione curiosa, viene da dire, da parte di cittadini che poi sulla loro tavola esigono prodotti (e che siano di qualità ineccepibile e freschissimi) che proprio dal lavoro della terra, con le sue piante e i suoi animali, derivano.

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